Dicono di Noi

Palamara e Bisogni, lite continua e annunci di querela

Palamara e Bisogni, lite continua e annunci di querela

di Saul Caia – Il Fatto Quotidiano

L’articolo di Giustizia di Fatto (https://www.ilfattoquotidiano.it/inedicola/ articoli/2022/07/28/palamara-e-bisogni-le-porte-girevoli-di-unicost-perrivoluzionare- la-magistratura/6744238/) dedicato allo sliding doors interno alla corrente Unicost, ha suscitato una querelle tra l’ex consigliere e magistrato Luca Palamara, che ha scelto di entrare in politica in vista delle prossime elezioni di settembre, e il sostituto procuratore Marco Bisogni, candidato al Csm con la corrente Unicost.

Nella mattinata di oggi, l’ex consigliere Palamara all’AdnKronos ha negato di aver “istruito alcun procedimento disciplinare nei confronti di Bisogni”. In effetti precisiamo che nel nostro articolo (https://www.ilfattoquotidiano.it/inedicola/articoli/2022/07/28/palamara-e-bisogni-le-porte-girevoli-di-unicost-perrivoluzionare-la-magistratura/6744238/) c’è stato un refuso, l’ex consigliere “faceva parte della sezione del CSM che con ordinanza n.94/2017 rigettava la richiesta di archiviazione proposta dalla Procura generale della Corte di Cassazione, avanzando richiesta di incolpazione coatta a carico di Bisogni, che di seguito veniva assolto dalla commissione in diversa composizione il 29 gennaio del 2018”.

Contattato da Giustizia di Fatto, l’ex consigliere Palamara ha spiegato la sua versione. “Nulla da dire in merito a Marco Bisogni, al quale auguro di fare ciò che più desidera ma deve farlo senza strumentalizzare il mio nome e soprattutto gli consiglio di non farsi utilizzare in questa vicenda. È il caso che anche lui inizi a raccontare la verità su questa storia altrimenti toccherà farlo a me. Marco Bisogni finisce sotto procedimento disciplinare su iniziativa della Procura Generale della Cassazione nella persona del dott. Giuliano Gaeta che solo dopo averlo interrogato sulle ragioni per cui risultava contemporaneamente presente in due atti istruttori decide di chiedere alla sezione disciplinare del Csm il non luogo a procedere. Relatore di quella pratica non sono mai stato io e la sezione disciplinare composta da sei componenti tra cui anche io, decise di non accogliere quella richiesta. Il fatto che io venga inserito in questo contesto, fa sponda a tutta la macchinazione sulla vicenda Amara: cioè trovare fantasiosi riscontri all’idea che Amara potesse avere sponde su queste vicende all’interno del Csm dimenticando che oggi persino la Procura di Milano intende procedere nei suoi confronti per calunnia”.

“Penso che in occasione di queste elezioni al Csm, continuare il festival dell’ipocrisia non gioverà a nessuno: è a tutti chiaro che la vicenda del trojan è servita a consentire ad una parte ben delineata della magistratura di fare il bello ed il cattivo tempo come penso abbiano ben compreso all’interno del Csm alcuni componenti tra cui Nino Di Matteo. Le chat per alcuni valgono per altri no”, ha aggiunto Palamara. “Bisogni è parte civile nel mio processo, ma non è nell’imputazione. Questo è l’ulteriore paradosso e anomalia – spiega l’ex magistrato Palamara -. Comunque a sgombrare il campo dagli equivoci, nella mia consiliatura, Bisogni è stato favorito e agevolato dal Sistema, c’è una chat tra due allora consiglieri del Csm Nicola Clivio e Massimo Forciniti dove si spiegano i meccanismi correntizi che poi hanno favorito la nominata di Bisogni alla Sto, sostenuto dalla corrente Unicost siciliana storicamente molto attiva nella spartizione clientelare”.

Dopo il comunicato stampa e l’intervista a Palamara, il sostituto procuratore Marco Bisogni ha controreplicato al collega. “In relazione alle affermazioni false e diffamatorie del dottor Palamara, già radiato dalla magistratura – scrive Bisogni nella sua nota -, secondo cui sarei stato ‘organico al sistema’ ho dato mandato ai miei difensori di adottare le necessarie iniziative a tutela dei miei interessi del mio onore. Invero, quella di rappresentarmi come ‘organico al sistema’ è la tesi difensiva che proprio Palamara tenta di portare avanti nel processo di Perugia, dove è imputato e io sono parte civile. In quella sede lo stesso Palamara – dopo aver fatto affermazioni generiche dello stesso tenore – ha dovuto ammettere che non vi sono mai stati miei interventi diretti o indiretti per ottenere incarichi o prebende. Palamara, invece, sa bene che il ‘sistema’ è proprio quello che tra il 2012 ed il 2018 mi ha costretto a subire nell’ordine: un’azione civile alimentata con atti frutto di corruzione da parte di colleghi; co-assegnazioni illegittime in alcuni procedimenti che gestivo quale PM a Siracusa (fatti per i quali è intervenuta condanna nei confronti dell’allora Procuratore della Repubblica); ad affrontare procedimenti disciplinari costruiti a tavolino e a subire campagne stampa diffamatorie pagate da imputati ‘eccellenti’.

Con riferimento, infine, all’argomentazione che in caso di elezione ‘potrei trovarmi a dover decidere sulla carriera di magistrati che istruiscono procedimenti nei confronti di miei familiari’, Palamara fa riferimento ad un processo pendente davanti al Tribunale monocratico di Roma nei confronti di un mio familiare lì residente. Circostanza, quest’ultima, che Palamara stesso trova forse comodo utilizzare ‘come stampella’ per tentare di far rialzare la testa ad un sistema che, per fortuna, non ha più spazi sufficienti per farsi strada. Tale affermazione, peraltro – anche considerato che vivo e lavoro in Sicilia da oltre 16 anni – appare suggestiva, tendenziosa e puramente denigratoria non solo del sottoscritto ma anche del CSM, atteso che – come avviene in tutti i casi di potenziale conflitto di interessi che possono riguardare qualsiasi componente del CSM – opererebbe, ove ne sussistessero le condizioni, l’istituto dell’astensione – come ovviamente noto allo stesso Palamara che pure, per molti anni, ha composto l’organo di autogoverno della magistratura”. Ma la vicenda non si è chiusa qui. Perché, ancora una volta, l’ex consigliere Palamara ha risposto al magistrato di Catania: “Consiglio a Bisogni di pensare alla sua campagna elettorale. Ci vedremo in Tribunale. Non accosti il suo nome al mio. A proposito oggi chi siede al suo posto alla STO?”.

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Elezioni, Palamara in campo: s’offre al cdx. E Ingroia diventa sovranista”

Elezioni, Palamara in campo: s’offre al cdx. E Ingroia diventa sovranista”

Affari Italiani.it, 23 luglio 2022

L’ex capo dell’Anm annuncia la discesa in campo con “Oltre il sistema” per una giustizia giusta. “A disposizione del centrodestra”. Ingroia candidato con Rizzo

Palamara: “In campo per una giustizia giusta, 10 punti a disposizione del centrodestra”
“La finalità principale del mio progetto è innanzitutto quella di trasformare una battaglia di verità in un vettore che possa essere determinante per ottenere una riforma della giustizia strutturale, che non sia più un pannicello caldo ma che rappresenti veramente una innovazione per il nostro Paese. Una giustizia giusta e rapida dove l’uso politico della giustizia sia solo un lontanissimo ricordo, una giustizia che non sia punitiva ma che sia di recupero per chi ha sbagliato e deve scontare una pena, una giustizia che sia garantista nel senso che fino al terzo grado di giudizio deve valere la presunzione di innocenza e non lo stigma della colpevolezza preventiva per l’imputato. E mi riferisco anche alle misure di contenzione preventiva”. Così all’Adnkronos Luca Palamara, ex membro del Consiglio superiore della magistratura ed ex capo dell’Anm, che oggi alle 11 all’Hotel Baglioni in via Veneto a Roma lancia la sua associazione, ‘Oltre il sistema’, annunciando la sua discesa in campo in vista delle elezioni del 25 settembre prossimo.

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“L’associazione – spiega – vuole essere di pungolo per mettere a disposizione delle forze politiche e degli schieramenti il programma in 10 punti declinati a partire dal termine giustizia. Da mesi viene forte la richiesta di far prevalere le ragioni della giustizia in ogni ambito, da quello della giustizia sociale a quello della giustizia di impresa – e lì si potrebbe aprire un lungo capitolo sulla riforma della Giustizia tributaria dove non c’è equilibrio tra le due parti in causa – alla giustizia sui luoghi di lavoro. Ci saranno persone autorevoli e molti insospettabili, tutti uniti dal minimo comune denominatore della giustizia”.

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“Ci sono tantissimi nomi – sottolinea Palamara- che ancora non hanno manifestato pubblicamente la loro adesione perché la caduta del governo è stata un fulmine a ciel sereno. Quindi ora dobbiamo accelerare il tutto, una macchina che già era ampiamente in movimento e che si era data tempistiche diverse”. “Siamo già presenti in tutta Italia – chiosa Palamara all’Adnkronos -, l’auspicio è che tante donne e tanti uomini in più aderiscano ai 10 punti del programma che metto a disposizione di tutto il centrodestra”.

Ingroia si candida con Rizzo: “Sono diventato sovranista”
Palamara non è l’unico magistrato conosciuto a scendere in campo. Anche Antonio Ingroia, l’ex pm di Palermo noto per l’inchiesta sulla presunta trattativa stato-mafia, ha deciso di riprovarci. Dopo essersi già candidato in passato con dei partiti tutti suoi, stavolta Ingroia scende in campo con Uniti per la Costituzione lanciato da Marco Rizzo. In una lunga intervista a la Verità, Ingroia dice di non essere un comunista e di definirsi un post ideologico. Al centro delle sue posizioni, “il tema della sovranità di cui il popolo italiano è stato espropriato. Se questo significa essere sovranista non rifiuto questa definizione”.

Ingroia dice a la Verità anche di essere contrario al green pass, “uno strumento di compressione dei diritti di libertà dei cittadini”. Durissimo con Draghi, che Ingroia definisce “il capo di governo italiano più antipatriottico della storia della nostra Repubblica avendo trascinato l’Italia in guerra per obbedire al diktat di una potenza straniera”. Ingroia si dice anche contrario all’euro, nella sua intervista a la Verità: “La moneta unica è stata una tragedia e l’Italia ha un cappio al collo che sono i trattati europei e il ricatto che l’Europa può esercitare quotidianamente su di noi”.

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Roma, l’annuncio di Luca Palamara: “Mi candido alle elezioni”

Roma, l’annuncio di Luca Palamara: “Mi candido alle elezioni”

SkyTg24, 23 luglio 2022


“No all’uso politico della giustizia. La mia battaglia di verità continua”, ha affermato annunciando la sua discesa in campo alle politiche del 25 settembre

“Mi candido alle elezioni del 25 settembre. Chi saranno i nostri interlocutori politici? Io penso che questo sia un tema che storicamente ha interessato il mondo del centrodestra. Ma non solo. Penso che il tema della giustizia abbia diviso il Paese in due tra garantisti e giustizialisti, ed è stata la vera sconfitta. Il Paese è di tutti”, ha detto Luca Palamara, annunciando la sua discesa in campo alle politiche del 25 settembre, all’Hotel Baglioni in via Veneto a Roma, e lanciando la sua associazione, ‘Oltre il sistema’. “Quindi è molto semplice: no all’uso politico della giustizia. La mia battaglia di verità continua”, ha aggiunto.

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Luca Palamara si candida alle politiche: «Serve  uno choc per ripensare la giustizia»

Luca Palamara si candida alle politiche: «Serve uno choc per ripensare la giustizia»

Corriere della Sera, 23 Luglio 2022

Si presenta con l’associazione «Oltre il sistema». A Perugia dove è imputato per corruzione deve ancora essere ascoltato in aula, il suo difensore: «Vogliamo la verità»


Luca Palamara, il pm sospeso dalla magistratura in seguito agli scandali, oggi a processo per corruzione, si candida alle elezioni del 25 settembre con l’associazione da lui voluta «Oltre il sistema». «Il senso di questa associazione – ha spiegato nel corso di una presentazione del proprio programma elettorale- è molto chiaro. C’è bisogno di uno choc: deve finire l’idea che il tema della giustizia e del processo penale possa essere utilizzato per colpire questo o quel nemico politico. No all’uso politico della giustizia. Insomma, tutto quello che non è stato fatto con la riforma Cartabia». A suo dire l’associazione può trovare terreno fertile tra elettori con simpatie di centrodestra: «Io penso — ha spiegato — che questo sia un tema che storicamente ha interessato il mondo del centrodestra. Ma non solo. Penso che sul tema della giustizia abbia diviso il paese in due tra garantisti e giustizialisti sia stata la vera sconfitta».

Secondo indiscrezioni Palamara sta facendo fronte a una nuova inchiesta giudiziaria nata dalle controverse dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara . Si tratta di un filone sopravvissuto alla richiesta di archiviazione del procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone, nel quale sarebbe indagato per istigazione alla corruzione. Secondo quanto affiora l’ex togato sarebbe intervenuto impropriamente per agevolare l’ex pm siracusano Maurizio Musco, amico di Amara e già imputato di abuso di ufficio (in seguito condannato e a sua volta spogliato della toga). Ebbene per aiutarlo Palamara avrebbe tentato pressioni sul giudice di Cassazione ed ex capo di gabinetto del ministro Clemente Mastella, Stefano Mogini. Pressioni in seguito fallite, secondo quanto ha riferito lo stesso Mogini. Ma su tutta la vicenda sono in corso verifiche e approfondimenti che potrebbero portare a una archiviazione.

Nei confronti di Palamara, 53 anni, ex numero uno di Anm, si sta celebrando il processo a Perugia. L’ex pm della Procura di Roma, assistito dal difensore Benedetto Marzocchi Buratti («Ben vengano approfondimenti vogliamo semplicemente la verità» ha ribadito quest’ultimo), ipoteticamente corrotto dall’imprenditore Fabrizio Centofanti con cene, vacanze e altre utilità, non è ancora stato ascoltato ma dovrà esserlo a breve. Nel frattempo ha scritto due libri e si è dedicato alla politica. Tanto che lanciando la sua nuova associazione ha commentato la crisi attuale: «La crisi di governo? Tipico di quello che accade nei palazzi del potere: spesso prevalgono giochini di palazzo per calcoli elettorali su quello che è il reale interesse dei cittadini. La metà dei cittadini non vota più» ha sottolineato.

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Palamara: “Mi candido, i miei interlocutori sono nel centrodestra ma non solo”

Palamara: “Mi candido, i miei interlocutori sono nel centrodestra ma non solo”


La stampa, 23 Luglio 2022 alle 12:54


«Mi candido alle elezioni del 25 settembre. Chi saranno i nostri interlocutori politici? Io penso che questo sia un tema che storicamente ha interessato il mondo del centrodestra. Ma non solo. Penso che il tema della giustizia abbia diviso il Paese in due tra garantisti e giustizialisti, ed è stata la vera sconfitti. Il Paese è di tutti». Lo ha detto Luca Palamara, ex membro del Consiglio superiore della magistratura ed ex capo dell’Anm, annunciando la sua discesa in campo alle politiche del 25 settembre, all’Hotel Baglioni in via Veneto a Roma, e lanciando la sua associazione, ‘Oltre il sistema’. «Quindi è molto semplice: no all’uso politico della giustizia. La mia battaglia di verità continua», ha aggiunto.

Ieri aveva spiegato il suo programma di 10 punti: 1.Giustizia e politica. Per superare quello che non ha funzionato nelle contaminazioni tra magistratura e politica occorre avere il coraggio di andare oltre il che significa una riforma ”choc” anche a livello costituzionale che: a) rimetta in discussione il ruolo e la presenza dei laici nel Csm; introduca il sorteggio temperato per l’elezione dei togati al Csm; b) preveda una sezione disciplinare sul modello del Tribunale dei ministri; introduca una effettiva separazione delle carriere; c) preveda la presenza degli avvocati nei consigli giudiziari; d) codifichi con legge ordinaria i requisiti per l’accesso alla dirigenza giudiziaria per consentire il trasparente esercizio della discrezionalità amministrativa e l’affermazione della meritocrazia al posto della correntocrazia. 2.Giustizia e processi politici. No all’utilizzo del processo penale per eliminare questo o quel nemico politico significa: a) ripristinare l’autorizzazione a procedere; b) eliminare i guasti della legge Severino che impediscono agli amministratori locali di governare in attuazione della effettiva e concreta attuazione del principio costituzionale di non colpevolezza. I diritti fondamentali non possono essere eliminati sulla base di decisioni non definitive che spesso vengono smentite nei gradi successivi di giudizio. 3. Giustizia e informazione. Basta alla fuga di notizie dagli uffici di Procura. Basta ai troppi mostri sbattuti in prima pagina per un cattivo rapporto tra magistrati e giornalisti. Abbiamo bisogno di giornalisti che raccontano il lavoro del magistrato perché la criminalità si combatte anche informando con onestà l’opinione pubblica in modo che si rafforzi una coscienza civile. Basta ai giornalisti che vantano rapporti privilegiati con questa o quella toga; basta a quel giornalismo che fa il copia e incolla delle ordinanze della magistratura passando le ore nelle sale di attesa rendendo un pessimo servizio alle due professioni e al Paese nel suo complesso. È necessario pertanto individuare nella fase delle indagini preliminari un momento in cui gli atti possano diventare ostensibili anche ai giornalisti senza pregiudicare il buon esito delle indagini. 4.Giustizia ed economia. La giustizia civile, pensiamo ad esempio agli sfratti, alle esecuzioni ed al fallimentare, è un pilastro dell’economia. Gli investimenti, anche quelli stranieri, non possono non essere favoriti da un processo civile moderno e che garantisca certezze nei tempi. Il processo civile deve tornare ad essere il luogo nel quale si regolano i fatti provati dai contendenti e non una inutile palestra di sterili discussioni giuridiche; la famiglia deve essere regolata da una unica legge e quindi da un unico processo per quanto diversamente articolato; i minori qualunque sia la loro genitorialità vanno giudicati dallo stesso giudice; l’appello deve passare un esame di ammissibilità che ne valuti la utilità processuale; il cittadino deve essere tutelato in tempi ragionevoli dallo strapotere contrattuale dei soggetti economicamente dominanti esercitato mediante l’imposizione di clausole standard incomprensibili e attraverso l’inaccessibilità a qualsiasi forma di interlocuzione effettiva attraverso risponditori automatici o call center non qualificati. 5.Giustizia sociale e diritto di difesa. Il processo penale non può essere il luogo nel quale solo i ricchi siano in grado di difendersi. Occorrono effettive garanzie di difesa per tutti riproponendo con forza il potenziamento della difesa di ufficio e l’accesso al patrocinio gratuito. Basta alla anticipazione della pena utilizzando in maniera distorta la custodia cautelare in carcere come accade oggi in Italia dove circa il 28,5 % della popolazione carceraria è detenuto a titolo di carcerazione preventiva. Occorre incentivare il diritto penale minimo per favorire la rapidità degli accertamenti processuali. 6.Giustizia e riforma della pubblica amministrazione. La riforma della P.A. deve essere garantita attraverso questi fondamentali punti-chiave: a) abbandono della normativa sulla privatizzazione del rapporto di impiego pubblico, che ha contribuito ad asservire la dirigenza dello Stato al potere politico di turno, e ripubblicizzazione dello status di dipendente pubblico; b)attivazione di ampie procedure di deregulation normativa per semplificare soprattutto i procedimenti amministrativi, in chiave di salvaguardia dei diritti dei cittadini e delle imprese; c) incremento significativo delle retribuzioni di tutti gli impiegati non dirigenziali della pubblica amministrazione, adeguandole agli standard europei; d) gestione centrale, da parte della Scuola nazionale dell’amministrazione, di tutti i concorsi pubblici per l’accesso alla qualifica di dirigente pubblico, con individuazione di criteri di rigida selezione come avviene per i concorsi delle varie magistrature; e) obbligatorietà dei corsi di formazione per tutti i dipendenti pubblici, al fine di incrementare il livello qualitativo del loro sapere d’ufficio; f) rivisitazione della normativa sulla responsabilità dirigenziale per contrastare il fenomeno della fuga dalla firma dei dirigenti pubblici, che affossa l’economia nazionale; g) maggiore integrazione tra pubblica amministrazione e settore della ricerca universitaria così da assicurare un’ampia acquisizione della cultura scientifica e tecnologica da parte dei pubblici uffici più strategici per il rilancio del sistema-Paese. 7.Giustizia e sicurezza del territorio. La sicurezza di un territorio deve essere la priorità di un qualsiasi buon amministratore, consapevole che questa dipende dal benessere di chi è deputato a garantirla: le forze dell’ordine. La sicurezza del cittadino deve essere messa al primo posto, microcriminalità e reati di aggressione al patrimonio e alla serenità della vita familiare, come furti in appartamento e rapine in abitazione, devono essere primario oggetto di attenzione, intervenendo sulle cause remote, ma anche mediante destinazione di risorse agli apparati dello Stato deputati alla loro repressione. E’ indubbio che chi sbaglia paga è un principio che deve valere per tutti e dunque anche per chi è preposto a tutelare l’ordine pubblico ma i problemi che attanagliano il comparto sicurezza e difesa sono noti: carenza di personale, mezzi ed equipaggiamenti, per non parlare di un impianto normativo lacunoso che spesso non garantisce la certezza della pena, vanificando il lavoro degli operatori, i quali, per aver fatto il proprio dovere, si ritrovano alla sbarra per “atto dovuto” con conseguente gogna mediatica e riabilitazione in carriera piuttosto difficoltosa. Va pertanto rimodulata la scriminante dell’adempimento del dovere in modo da trovare un equilibrio che tuteli il legittimo svolgimento dei poteri autoritativi di Pubblica Sicurezza. Non bisogna ignorare anche che, dette problematiche, in una buona parte dei casi, sono anche alla base di gesti anticonservativi da parte degli appartenenti che sempre più spesso si tolgono la vita. La sicurezza, dunque, deve essere al centro delle priorità di Governo, insieme alla tutela e al benessere di uomini e donne in divisa che hanno bisogno di essere bene equipaggiati da un punto di vista di mezzi e risorse; devono essere in numero sufficiente a garantire una buona copertura sul territorio con turnazioni adeguate e non ai limiti del massacrante; tutelati nell’adempimento del loro dovere che avviene solo ed esclusivamente per il bene dell’incolumità pubblica. Un uomo e una donna in divisa che lavorano bene, che sono tutelati e bene equipaggiati, offrono un servizio efficiente che rafforza il senso di sicurezza percepita, infonde fiducia nei cittadini che si avvicinano di conseguenza all’istituzione. Gli errori del passato, i tagli che hanno portato al collasso l’apparato della sicurezza (si pensi alla più recente legge Madia e al blocco del turnover del 2008) devono essere risanati con nuove assunzioni e con investimenti su mezzi ed equipaggiamenti, tra i quali anche i taser che si stanno rivelando giorno dopo giorno efficace strumento di deterrenza e sicurezza nelle operazioni più delicate. 8.Giustizia e ambiente. Giustizia ”ambientale” deve essere il punto di partenza della Transizione Ecologica necessaria per l’Italia. I temi su quale energia occorre oggi e come produrla, sull’accesso pubblico all’acqua potabile, la chiusura del ciclo dei rifiuti, su quale agricoltura sia più sostenibile sono di certo di interesse pubblico e come tali possono avere conseguenze di ingiustizia ambientale. L’ingiustizia ambientale è diffusa in molte zone italiane, basti pensare al mancato recupero e riciclo dei rifiuti, alle condizioni di dissesto idrogeologico del nostro territorio, lo spreco di risorse naturali, è proprio attraverso la realizzazione della transizione ecologica e la ripartizione del Recovery Fund che si dovrebbero promuovere iniziative che garantiscano il riequilibrio di equità ambientale, come stabilito dall’ OMS e da Agenzia Europea dell’Ambiente. 9.Giustizia: i giovani laureati e l’accesso alle professioni. Le partite Iva. Investire sui giovani laureati significa garantire un esame di abilitazione all’esercizio della professione forense rapido, trasparente ma altamente selettivo, compatibile con le odierne logiche del mercato del lavoro che non permettono che l’esame da avvocato duri un intero anno. Il lavoro autonomo, la micro e la piccola impresa sono il motore trainante dell’economia del nostro Paese ma sono state ostacolate e disincentivate da politiche fiscali inadeguate e dalla miope burocrazia. Occorre pertanto supportare l’iniziativa privata nonché prevedere una semplificazione normativa ed uno snellimento delle procedure burocratiche. 10.Giustizia risorse e Pnrr. La necessità di avere Tribunali moderni ed efficienti impone anche un serio e costante monitoraggio sul conseguimento degli obiettivi del Pnrr per valutare ulteriore investimento sull’ufficio per il processo; chiarezza normativa e contrattuale per le figure professionali di ausilio al giudice per evitare precariati senza fine; non abdicare alla funzione formativa negli uffici proponendo il tirocinio con borse di studio.

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Palamara si candida: “La giustizia è di tutti”

Palamara si candida: “La giustizia è di tutti”


Il Giornale, 23 Luglio 2022 – 13:41
Luca Palamara ha deciso di correre alle elezioni del 25 settembre con la sua nuova associazione Oltre il sistema: “Per la mia battaglia di civiltà”


Luca Palamara scende in campo ed è pronto a canidarsi alle elezioni politiche del 2023. È stato lo stesso magistrato a fare l’annuncio, con una conferenza stampa che si è tenuta all’hotel Baglioni in via Veneto a Roma. Contestualmente, Luca Palamara ha lanciato anche la sua associazione Oltre il sistema. “Mi candido alle elezioni del 25 settembre. Chi saranno i nostri interlocutori politici? Io penso che questo sia un tema che storicamente ha interessato il mondo del centrodestra. Ma non solo. Penso che il tema della giustizia abbia diviso il Paese in due tra garantisti e giustizialisti, ed è stata la vera sconfitta. Il Paese è di tutti”, ha detto l’autore del libro Il sistema.

Durante la conferenza stampa, ha poi aggiunto: “No all’uso politico della giustizia. La mia battaglia di verità continua”. Luca Palamara sembra credere molto in questo progetto e al suo tema portante: “Il senso di questa associazione è molto chiaro. C’è bisogno di uno choc: deve finire l’idea che il tema della giustizia e del processo penale possa essere utilizzato per colpire questo o quel nemico politico”.

Solito scoop mirato: nuova inchiesta su Palamara. “La Procura utilizza i giornali amici per colpirmi”
E al di là dei colori politici, ha aggiunto Palamara, “questo deve essere un tema al quale penso che chiunque debba unirsi, chiunque voglia portare avanti una battaglia di civiltà. Se il compito dello Stato in materia di giustizia è cercare chi commette i crimini fuori dallo Stato, deve esserci anche quello di trovare chi li commette dentro lo Stato”. La giustizia non sarà però l’unico tema portato avanti da Luca Palamara: “Riguarda il tema dell’ambiente e del territorio, le problematiche della sanità, il tema della tutela del territorio, penso a tutte le problematiche delle forze dell’ordine, riguarda il mondo della pubblica amministrazione”.

In merito alla crisi di governo, secondo Palamara “spesso prevalgono giochini di palazzo per calcoli elettorali su quello che è il reale interesse dei cittadini. La metà dei cittadini non vota più”. E sulla sua discesa in campo, ha precisato: “Io sto ponendo una piattaforma, ho elaborato dei punti programmatici sul versante giustizia che tenga conto delle competenze. Spesso l’incompetenza ha prevalso negli ultimi anni creando dei guasti. Questi punti programmatici, ora sono a disposizioni di tutti”.

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Palamara: “Sentito da Procura Perugia e ho chiarito tutto”

Palamara: “Sentito da Procura Perugia e ho chiarito tutto”

Ansa, 22 luglio 2022

Conferma di essere stato sentito ieri dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone, davanti al quale dice di avere “chiarito tutti i fatti” a sua conoscenza in relazione alla vicenda del cancelliere della Procura di Perugia, Raffaele Guadagno, l’ex magistrato Luca PALAMARA. L’incontro e’ avvenuto a Roma, alla presenza dei legali dell’ex consigliere del Csm che hanno confermato anche loro lo “svolgimento di un atto istruttorio”. PALAMARA non e’ voluto entrare nel merito della vicenda ma ha spiegato che l’attivita’ svolta dal suo legale rientra “nell’ambito di indagini difensive”. “Ho sempre agito – ha detto, nella convinzione che le procure competenti faranno uscire il reale accadimento dei fatti ed il tentativo di screditamento della mia persona”.
“Il nostro assistito ha chiarito ogni aspetto della vicenda” il commento degli avvocati Benedetto Buratti e Roberto Rampioni, difensori di PALAMARA. “I temi affrontati – aggiungono in una nota – sono noti a livello processuale atteso che sulle anomalie del trojan stanno indagando ben due procure (Napoli e Firenze). Sul fronte della fuga di notizie rileviamo come il dott. PALAMARA sia stato l’unico a denunciare le ripetute violazioni che si sono succedute dal 29 maggio 2019 con denuncia alla Procura di Firenze. Anche questa volta la sua iniziativa e’ stata tempestiva avendo depositato gia’ l’11 luglio 2022 ulteriore
denuncia alla Procura di Firenze. Confidiamo che sia fatta piena luce su tutta la vicenda nell’interesse in primo luogo della giustizia e del nostro assistito”.

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Dietro la talpa uno schema: chi vuole colpire Luca Palamara?

Dietro la talpa uno schema: chi vuole colpire Luca Palamara?

La procura di Perugia è convinta che a passare le notizie ai giornali sia un dipendente amministrativo: i destinatari delle missive sono gli stessi del 2020

di Simona Musco per “Il Dubbio”, 14 luglio 2022

La procura di Perugia è convinta di aver trovato la sua talpa: a inviare ai giornali la richiesta di archiviazione per l’indagine sulla Loggia Ungheria sarebbe stato un dipendente amministrativo dell’ufficio, che secondo le indagini avrebbe effettuato numerosi accessi abusivi sul fascicolo informatico. In meno di 48 ore, dunque, il responsabile sarebbe venuto a galla: gli uomini della polizia postale e i carabinieri hanno infatti scoperto che fra gli atti scaricati illegittimamente ci sarebbe anche la richiesta di archiviazione, motivo per cui la procura ipotizza ora a carico del dipendente il reato di accesso abusivo a sistemi informatici pubblici e quello di rivelazione di segreto d’ufficio.

«Faremo tutto il possibile», aveva promesso il procuratore Raffaele Cantone e così sembra essere stato. Ma l’idea che la manina che ha fatto finire nuovamente sui giornali Luca Palamara sia quella di un semplice funzionario non convince del tutto l’ex presidente dell’Anm. Che anzi oggi depositerà il suo esposto in procura a Firenze, competente sui magistrati perugini, dove Palamara si era presentato già due anni fa, quando gli stessi giornali oggi in possesso delle notizie sulla nuova indagine che lo riguarda pubblicarono le intercettazioni sullo scandalo dell’Hotel Champagne. Tutto fa dunque pensare ad un disegno unico, finalizzato a colpire l’ex consigliere del Csm, depositario, forse, di troppi segreti scottanti sulle toghe italiane. Segreti in parte spiattellati nei suoi due libri, in parte ancora taciuti e forse tanto grandi da poter destabilizzare l’equilibrio già fragile del potere giudiziario.

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L’idea è che il silenzio che finora ha avvolto la fuga di notizie del 2020 non possa più essere perpetuato. In primo luogo perché il postino interno alla procura di Perugia ha sempre gli stessi interlocutori – e ciò non può essere più un caso -, in secondo luogo perché tra le notizie di reato contenute nella richiesta di archiviazione sulla Loggia Ungheria, fa notare Palamara, «ci sono fatti che non mi sono stati contestati». E solo ciò che lo riguarda, tra gli stralci effettuati dalla procura di Perugia, è stato dato in pasto alla stampa. Tutto farebbe dunque pensare ad uno schema. E non si tratterebbe della prima volta: oltre alla fuga di notizie sul Palamaragate, infatti, la storia recente della magistratura ha registrato anche la diffusione illecita dei verbali di Piero Amara, ex avvocato esterno di Eni che ha svelato l’esistenza poi smentita – della nuova P2.

Verbali che sono serviti ad un duplice scopo: da un lato destabilizzare nuovamente il Csm, dall’altro mettere in pubblica piazza i nomi altisonanti di presunti affiliati, di fatto inquinando le indagini e adombrando sospetti su uomini dello Stato. Ora, secondo l’ipotesi di Palamara, Amara avrebbe un nuovo “compito”: tenere in piedi i processi – a suo dire traballanti – in corso a Perugia contro di lui. Dove oggi sono attese due diverse udienze: quella sulla rivelazione di segreto d’ufficio che vede l’ex pm imputato assieme a Stefano Rocco Fava, oggi giudice civile a Latina, e quella del processo che lo vede imputato per corruzione.

In aula Palamara e i suoi legali decideranno come comportarsi: una delle possibilità in ballo è che si chieda la remissione del processo per via di una situazione ambientale ormai incompatibile con il sereno svolgimento del processo. Anche perché, come evidenziato dallo stesso Cantone, «la procura di Perugia è parte lesa» nella nuova fuga di notizie. Una situazione che, a parere di Palamara, rischia di condizionare tutto quanto.

La nuova contestazione – relativa al presunto tentativo di salvare l’ex pm siracusano Maurizio Musco – non preoccupa infatti più di tanto l’ex zar delle nomine: «Si tratta di fatti già smentiti da una pur facile lettura della documentazione già a disposizione della procura di Perugia nell’ambito del procedimento 6652/ 18 rispetto alle quali le dichiarazioni dell’avvocato Amara in questa circostanza ricalcano esattamente quello che già avvenne con il giudice Tremolada: in quel caso dovevano servire a salvare il processo Eni oggi per salvare in qualche modo i processi intentati a mio danno aveva dichiarato -. Ma la battaglia di verità continua e ancor di più il rinnovato impegno politico su un tema quello della giustizia che non può non trascendere le singole vicende personali riguardando la vita di tutti i cittadini oramai interessati a comprendere e andare oltre le vicende del Sistema».

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