Palamara

Palamara e Bisogni, lite continua e annunci di querela

di Saul Caia – Il Fatto Quotidiano

L’articolo di Giustizia di Fatto (https://www.ilfattoquotidiano.it/inedicola/ articoli/2022/07/28/palamara-e-bisogni-le-porte-girevoli-di-unicost-perrivoluzionare- la-magistratura/6744238/) dedicato allo sliding doors interno alla corrente Unicost, ha suscitato una querelle tra l’ex consigliere e magistrato Luca Palamara, che ha scelto di entrare in politica in vista delle prossime elezioni di settembre, e il sostituto procuratore Marco Bisogni, candidato al Csm con la corrente Unicost.

Nella mattinata di oggi, l’ex consigliere Palamara all’AdnKronos ha negato di aver “istruito alcun procedimento disciplinare nei confronti di Bisogni”. In effetti precisiamo che nel nostro articolo (https://www.ilfattoquotidiano.it/inedicola/articoli/2022/07/28/palamara-e-bisogni-le-porte-girevoli-di-unicost-perrivoluzionare-la-magistratura/6744238/) c’è stato un refuso, l’ex consigliere “faceva parte della sezione del CSM che con ordinanza n.94/2017 rigettava la richiesta di archiviazione proposta dalla Procura generale della Corte di Cassazione, avanzando richiesta di incolpazione coatta a carico di Bisogni, che di seguito veniva assolto dalla commissione in diversa composizione il 29 gennaio del 2018”.

Contattato da Giustizia di Fatto, l’ex consigliere Palamara ha spiegato la sua versione. “Nulla da dire in merito a Marco Bisogni, al quale auguro di fare ciò che più desidera ma deve farlo senza strumentalizzare il mio nome e soprattutto gli consiglio di non farsi utilizzare in questa vicenda. È il caso che anche lui inizi a raccontare la verità su questa storia altrimenti toccherà farlo a me. Marco Bisogni finisce sotto procedimento disciplinare su iniziativa della Procura Generale della Cassazione nella persona del dott. Giuliano Gaeta che solo dopo averlo interrogato sulle ragioni per cui risultava contemporaneamente presente in due atti istruttori decide di chiedere alla sezione disciplinare del Csm il non luogo a procedere. Relatore di quella pratica non sono mai stato io e la sezione disciplinare composta da sei componenti tra cui anche io, decise di non accogliere quella richiesta. Il fatto che io venga inserito in questo contesto, fa sponda a tutta la macchinazione sulla vicenda Amara: cioè trovare fantasiosi riscontri all’idea che Amara potesse avere sponde su queste vicende all’interno del Csm dimenticando che oggi persino la Procura di Milano intende procedere nei suoi confronti per calunnia”.

“Penso che in occasione di queste elezioni al Csm, continuare il festival dell’ipocrisia non gioverà a nessuno: è a tutti chiaro che la vicenda del trojan è servita a consentire ad una parte ben delineata della magistratura di fare il bello ed il cattivo tempo come penso abbiano ben compreso all’interno del Csm alcuni componenti tra cui Nino Di Matteo. Le chat per alcuni valgono per altri no”, ha aggiunto Palamara. “Bisogni è parte civile nel mio processo, ma non è nell’imputazione. Questo è l’ulteriore paradosso e anomalia – spiega l’ex magistrato Palamara -. Comunque a sgombrare il campo dagli equivoci, nella mia consiliatura, Bisogni è stato favorito e agevolato dal Sistema, c’è una chat tra due allora consiglieri del Csm Nicola Clivio e Massimo Forciniti dove si spiegano i meccanismi correntizi che poi hanno favorito la nominata di Bisogni alla Sto, sostenuto dalla corrente Unicost siciliana storicamente molto attiva nella spartizione clientelare”.

Dopo il comunicato stampa e l’intervista a Palamara, il sostituto procuratore Marco Bisogni ha controreplicato al collega. “In relazione alle affermazioni false e diffamatorie del dottor Palamara, già radiato dalla magistratura – scrive Bisogni nella sua nota -, secondo cui sarei stato ‘organico al sistema’ ho dato mandato ai miei difensori di adottare le necessarie iniziative a tutela dei miei interessi del mio onore. Invero, quella di rappresentarmi come ‘organico al sistema’ è la tesi difensiva che proprio Palamara tenta di portare avanti nel processo di Perugia, dove è imputato e io sono parte civile. In quella sede lo stesso Palamara – dopo aver fatto affermazioni generiche dello stesso tenore – ha dovuto ammettere che non vi sono mai stati miei interventi diretti o indiretti per ottenere incarichi o prebende. Palamara, invece, sa bene che il ‘sistema’ è proprio quello che tra il 2012 ed il 2018 mi ha costretto a subire nell’ordine: un’azione civile alimentata con atti frutto di corruzione da parte di colleghi; co-assegnazioni illegittime in alcuni procedimenti che gestivo quale PM a Siracusa (fatti per i quali è intervenuta condanna nei confronti dell’allora Procuratore della Repubblica); ad affrontare procedimenti disciplinari costruiti a tavolino e a subire campagne stampa diffamatorie pagate da imputati ‘eccellenti’.

Con riferimento, infine, all’argomentazione che in caso di elezione ‘potrei trovarmi a dover decidere sulla carriera di magistrati che istruiscono procedimenti nei confronti di miei familiari’, Palamara fa riferimento ad un processo pendente davanti al Tribunale monocratico di Roma nei confronti di un mio familiare lì residente. Circostanza, quest’ultima, che Palamara stesso trova forse comodo utilizzare ‘come stampella’ per tentare di far rialzare la testa ad un sistema che, per fortuna, non ha più spazi sufficienti per farsi strada. Tale affermazione, peraltro – anche considerato che vivo e lavoro in Sicilia da oltre 16 anni – appare suggestiva, tendenziosa e puramente denigratoria non solo del sottoscritto ma anche del CSM, atteso che – come avviene in tutti i casi di potenziale conflitto di interessi che possono riguardare qualsiasi componente del CSM – opererebbe, ove ne sussistessero le condizioni, l’istituto dell’astensione – come ovviamente noto allo stesso Palamara che pure, per molti anni, ha composto l’organo di autogoverno della magistratura”. Ma la vicenda non si è chiusa qui. Perché, ancora una volta, l’ex consigliere Palamara ha risposto al magistrato di Catania: “Consiglio a Bisogni di pensare alla sua campagna elettorale. Ci vedremo in Tribunale. Non accosti il suo nome al mio. A proposito oggi chi siede al suo posto alla STO?”.

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