Caso Amara, Storari:”Inerzia nelle indagini per non disturbare processo Eni-Nigeria”

LaPresse, 24 maggio 2022

Le iscrizioni nel registro degli indagati da parte della Procura di Milano in relazione alle rivelazioni dell’ex legale esterno di Eni, Piero Amara, per il pm Paolo Storari sono state fatte con mesi di ritardo perché “non si voleva disturbare il processo Eni-Nigeria”. Lo ha detto lo stesso Storari in un passaggio della sua deposizione, in qualità di teste indagato in procedimento connesso, nel processo a carico dell’ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo, indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. Storari ha sottolineato come il teste chiave del processo Eni Nigeria, l’ex manager del gruppo petrolifero Vincenzo Armanna, sia poi risultato non affidabile e in un’occasione abbia anche “pagato un testimone”.

Le dichiarazioni dell’ex legale esterno di Eni, Piero Amara, che avvaloravano la ricostruzione di Armanna, se fossero state sconfessate avrebbero messo a rischio la credibilità del teste e potenzialmente minato l’impianto accusatorio. “Se tutto il procedimento Eni Nigeria è basato sulle calunnie, vuoi dirlo alle difese? A Brescia, dov’è in piedi un processo per calunnia? Vuoi dirlo ai giudici d’appello davanti ai quali si stava celebrando un processo in abbreviato? Nulla di tutto questo è stato fatto”, ha ricordato Storari. “Il processo Eni Nigeria era il più importante che c’era in quel momento. Il terzo dipartimento era il fiore all’occhiello della Procura e faceva i processi di serie A. Perdere in questo processo significava mettere in discussione tutto l’assetto organizzativo della Procura”. In primo grado il processo Eni Nigeria è terminato con un’assoluzione per tutti gli imputati.

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