Csm, Marra:”Un solo passaggio di funzioni è insufficiente”

Adnkronos, 11 aprile 2022

Un solo passaggio di funzioni tra pm e giudice “è una separazione delle carriere di fatto”, mentre “molto pericolosa” e “un rischio per i cittadini” è la valutazione di professionalità dei magistrati che porterà al “conformismo giudiziario”. Quanto al possibile sciopero delle toghe, “la cosa migliore è il dialogo costruttivo” ma questa “non è una riforma migliorativa”. Così all’AdnKronos Giuseppe Marra, componente della Sezione disciplinare del Csm (Autonomia&Indipendenza), dopo l’ampio accordo in maggioranza sulla riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario. “Sulla riduzione del passaggio di funzioni tra pm giudice sono critico – premette Marra – perché sostanzialmente, limitandolo a una sola possibilità, si tratta evidentemente di impostare il sistema con una separazione delle carriere di fatto, senza ovviamente affrontare il limite costituzionale che c’è alla separazione delle carriere stessa, che comporterebbe separare, fra l’altro, il Csm. Di fatto, dunque, si realizza quell’obiettivo senza affrontare il nodo Costituzionale della separazione delle carriere a cui io sono contrario. Dunque, guardo con sfavore a questa ulteriore limitazione. Il passaggio delle funzioni, se non è auspicabile, comunque non può essere limitato una sola volta, perché così, ripeto, si realizza di fatto la separazione delle carriere”. Quanto alla valutazione dei magistrati, Marra osserva: “L’aspetto ancora più problematico è quest’idea di una valutazione di professionalità in cui si guarda alle performance dei magistrati intesa come verifica della tenuta dei provvedimenti giudiziari nelle successive fasi processuali. Verificare, dunque, se la sentenza emessa in primo grado viene confermata in di Appello e in Cassazione. A mio avviso è molto pericoloso perché porterà inevitabilmente a una situazione di conformismo giudiziario, perché i giudici saranno indotti a seguire i principi formulati dai giudici della Cassazione e della Corte d’Appello per non incorrere in una valutazione negativa. Il conformismo giudiziario è un elemento negativo, perché invece il giudice deve essere in qualche modo libero di interpretare la norma”. Per il Consigliere del Csm, infatti, “ingessare il sistema con questo meccanismo è un errore di fondo, in quanto il giudice sarà, appunto, tentato di scegliere la strada più sicura, cioè quella di rispettare i precedenti giurisprudenziali delle Corti superiori. E un sistema sostanzialmente gerarchico, e invece la Costituzione prevede che il giudice sia soggetto soltanto alla legge, quindi libero di interpretare il più possibile le norme”. Quanto al “sorteggio dei distretti per la formazione dei collegi”, spiega Marra, “a me pare che questa novità inserisca ulteriori elementi di confusione in un sistema elettorale già particolarmente complesso. E in ogni caso crea ulteriori difficoltà a candidati che non hanno l’appoggio dei gruppi organizzati, perché magari si dovranno trovare a svolgere la campagna elettorale in territori molto distanti l’uno dall’altro, senza l’omogeneità territoriale che comunque era il presupposto di base della scelta fatta sia da Bonafede che poi, successivamente, da Cartabia con dei macro collegi. Qui ci troviamo dei collegi in cui c’è un distretto del Nord, uno del Sud, uno delle isole, quindi obiettivamente creerà ulteriormente difficoltà al candidato che non può appoggiarsi a una corrente per fare la campagna elettorale. Non mi sembra una buona idea”. Infine, sull’ipotesi di uno sciopero delle toghe per protestare contro la riforma e di cui ha parlato l’Anm, Marra osserva: “La cosa migliore è il dialogo costruttivo, perché chiaramente lo sciopero per i magistrati è sempre una cosa problematica, trattandosi di un potere dello Stato e non di un semplice dipendente. Certamente bisognerà valutare attentamente questa riforma, perché credo che effettivamente ci siano dei grossi problemi, per cui è difficile far finta che sia una riforma migliorativa. Si tratta di una riforma che crea dei grandissimi problemi non tanto ai magistrati quanto i cittadini, perché un giudice che non è nelle condizioni di lavorare serenamente e di svolgere il suo lavoro senza timore di incorrere in atteggiamenti conformistici, è un rischio per i cittadini, non tanto per i magistrati, per i quali invece adeguarsi ai precedenti giurisprudenziali è la strada più comoda”.

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