(Video) Palamara presenta “Lobby e Logge” all’Associazione M.ARTE: “Giustizia di parte, soprattutto quando processa i politici”

RomaLife, 15 marzo 2022

Ieri sera Luca Palamara ha presentato il suo libro – intervista con Alessandro Sallusti Lobby e Logge nella cornice del museo Venanzo Crocetti, ospitato dall’Associazione Culturale M.ARTE. Nel corso della presentazione, poi evolutasi in dibattito, il pm ha conversato con Gian Marco Chiocci (Adnkronos), Claudio Durigon, deputato Lega-Salvini Premier, Pascal Corrado, avvocato del Foro di Roma e Roberta Di Casimirro, presidente dell’Associazione M.ARTE.

Palamara presenta “Lobby e Logge” all’Associazione M.ARTE: “Giustizia di parte, soprattutto quando processa i politici”

L’ex presidente Anm nel parlare del suo libro (seguito ideale de Il Sistema) e nel rispondere alle domande di Gian Marco Chiocci parla di poteri “esterni” che “in qualche modo influenzano il mondo della magistratura e della politica: imprenditori, uomini della finanza, lobbysti, che in qualche modo cercano di ‘intrufolarsi’”. “A me premeva sviluppare questo discorso. Quando si entra in magistratura c’è questa frase: “la magistratura è autonoma e indipendente”. A parole o nei fatti? Squarciare il velo dell’ipocrisia è costato tanta fatica. Ma il mio racconto ha suscitato un interesse inaspettato di tante persone che volevano capire come erano andate le cose, in ideale continuità col trentennale di Tangentopoli”.

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“Saltata la linea di confine tra politica e magistratura nel ’93”

“Io sono entrato in magistratura in quegli anni: e in quegli anni si entrava in magistratura con l’idea che il magistrato avesse una funzione ‘salvifica’” precisa Palamara. “Soprattutto in quegli anni chi entra in magistratura lo fa perché vuole diventare pubblico ministero. E siamo tutti in qualche modo presi da questa figura. Ma in Italia accade che c’è una sorta di stravolgimento di quel ruolo, perché nel ’93 il mondo della politica decide di togliere l’autorizzazione a procedere. Cosa che i costituenti, nel 1948, avevano impostato come una linea di confine tra politica e magistratura. Saltata questa linea di confine, ogni indagine della magistratura suscita un tifo da stadio. Ma c’è un problema: all’interno della magistratura esiste una componente più politicizzata.”

La storia della loggia Ungheria nelle parole dell’ex pm

“E’ ipocrita dire che il magistrato non parla col giornalista, col politico, con l’imprenditore” dichiara l’ex pm sempre rispondendo a Chiocci. “Ciò accade. Ma come nasce la storia della loggia Ungheria? In Italia spesso c’è questo fare riferimento alla lobby, alla massoneria .. esistono, non esistono? Ma intanto si mettono sul tappeto”. “La storia della loggia Ungheria nasce quando un avvocato, l’avvocato Amara, viene chiamato a rendere delle dichiarazioni presso la procura di Milano” racconta Palamara. “Qui c’è un processo molto importante, quello Eni Nigeria. Riguarda una ipotetica maxi tangente, di circa ottocentocinquanta milioni di euro, che i vertici Eni avrebbero pagato al governo nigeriano per seguire un pozzo petrolifero”. “Ad un certo punto questo personaggio diventa un teste fondamentale per andare avanti nel processo, per testimoniare sulla corruzione da parte dei vertici Eni”, continua.

“Giustizia percepita come di parte”

“Nel maggio 2009 viene fuori tutto un problema che riguarda magistratura e nomine. Improvvisamente, a Milano, non lo dico io ma lo racconta il pm Paolo Storari, questo Amara viene dirottato su altre dichiarazioni: inizia a parlare del mondo della magistratura, del mondo della finanza, del mondo della politica, che a vario titolo farebbero parte di questa ipotetica loggia che avrebbe come sede piazza Ungheria, a Roma, e un bar, e il bar Ungaria”. “Il problema – precisa Palamara – è che nel fare questo racconto l’avvocato Amara si addentra su come si fanno le nomine: e volete sapere come funziona la magistratura in Italia? Tra le varie nomine, racconta di come è stato nominato il procuratore di Milano. Che viene sentito … il problema è che il procuratore di Milano non ricorda come è stato nominato. E questo non va bene. Dunque esiste la loggia? Ti dico che a questo punto vale tutto. Io ricordo bene come e perché è stato nominato lui anziché il suo concorrente. Anche in questa nomina è entrata la politica. La giustizia viene percepita non come imparziale ma come di parte, soprattutto quando processa determinati politici e uomini delle istituzioni”.

Luciano Guido

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