Vallascas

Giustizia, Vallasca (Alt): “Presentata proposta di legge per riformare la Consulta”

La Presse, 9 Marzo 2022

“Bisogna garantire maggiore indipendenza dalla politica alla giustizia costituzionale, anche attraverso una diversa composizione della Consulta e introducendo nuove modalità di nomina dei giudici. Per rimarcare questa distanza e garantire un reale equilibrio dei poteri, è inoltre necessario precludere l’accesso alla Corte costituzionale agli ex politici e, nel contempo, prevedere limitazioni temporali all’ingresso in politica degli ex giudici”. Lo afferma Andrea Vallascas, deputato di Alternativa, che ha presentato una proposta di legge costituzionale che riforma l’articolo 135 della Costituzione per portare a 21 il numero dei componenti della Corte Costituzionale. “Una riforma della composizione della Corte – spiega Vallascas – è necessaria alla luce dell’evoluzione degli ultimi anni nelle dinamiche istituzionali e nei rapporti tra gli organi costituzionali. La stessa riduzione del numero dei parlamentari è destinata a ripercuotersi sull’equilibrio dei poteri dello Stato”.

Giustizia: Vallascas (Alt), presentata pdl per riformare composizione Consulta-2-

“In particolare – prosegue l’esponente di Alternativa -, per le materie affrontate e le decisioni prese, sembra che il pendolo della giustizia costituzionale si stia spostando sempre più su prerogative politiche rispetto a quelle più specificatamente giurisdizionali. Questa tendenza è emersa in più circostanze, come nel caso delle decisioni sulle leggi elettorali che, non solo hanno avuto un’incidenza sui sistemi di designazioni delle rappresentanze politiche, ma hanno generato una vera e propria interlocuzione tra Corte e potere legislativo. Questo sbilanciamento verso gli ambiti della politica è accentuato dalle stesse modalità di nomina dei giudici”.

“Con la proposta di legge – sottolinea Vallascas – vengono portati da quindici a ventuno i componenti della Corte, un terzo dei quali è nominato dal Presidente della Repubblica, a cui spetta la nomina di un giudice, e dal Parlamento in seduta comune a cui spetta l’elezione di sei membri. Un altro terzo è designato dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa. Infine, l’ultimo terzo è eletto da un collegio di elettori in possesso dei requisiti di eleggibilità alla Corte”. “Con l’obiettivo di rimarcare la distanza dalla politica – conclude l’esponente di Alternativa – la proposta introduce criteri di ineleggibilità per tutti coloro che in passato sono stati membri del Parlamento o di un Consiglio regionale. Per le stesse ragioni, al termine del mandato, e per i successivi cinque anni, i giudici costituzionali non si possono candidare”.

Rispondi