Giustizia, Giuseppe Di Lello: “Carcere duro incostituzionale”

AGI- Palermo, 6 marzo

“La mia esperienza mi dice che e’ davvero difficile che, specialmente in assenza di scelte impegnative come la collaborazione, un mafioso dubbio possa rieducarsi. Ma non c’e’ neanche che cosi’ com’e’ il carcere duro e’ incostituzionale “. Lo afferma, riferendosi alla riforma del 41 bis, Giuseppe Di Lello, ex magistrato del pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in un colloquio sul Giornale di Sicilia con Costantino Visconti, docente ordinario di diritto penale e direttore del dipartimento di Scienze politiche dell ‘Universit√†’ di Palermo. ” Fosse anche su uno mille – aggiunge – il mafioso che in carcere riesce a intraprendere un percorso di cambiare per poter essere valutato da un giudice e accedere al medesimo trattamento di tutti gli altri possono cambiare. Non si tratta mica di aprire indiscriminatamente le porte del carcere, ma di affidare alla giurisdizione la valutazione del caso. Dopo i successi allo stato nella lotta alle mafie siamo nelle condizioni di farlo”.

Di Lello si sofferma anche sulla nomina del nuovo capo del Dap, Carlo Renoldi: “Il sistema penitenziario – spiega – non deve essere delegato alla polizia penitenziaria ma va pienamente anche giurisdizionalizzato. Per certi versi abbiamo assistito perfino a una regressione, nel cosiddetto mondo La sensibilita’ della nostra classe politica nei confronti del mondo carcerario e’ plasticamente rappresentato dalla circostanza per la quale da vent’anni a questa parte al vertice del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, vengono nominati sempre pubblici ministeri. e’ stato inaugurato proprio dal centrosinistra con la nomina dell’ Procuratore di Palermo nel 2001”. “Adesso, forse, si e’ aperta una fase nuova allora con la nomina a capo del Dap di Renoldi, magistrato di cassazione con lunga esperienza di giudice di sorveglianza. Mi ha colpito, pero’, che la nomina e’ stata criticata da mezzo parlamento, Lega, FDL e M5S in testa, e neanche il Pd ha speso una parola a sostegno della scelta compiuta dalla ministra Cartabia”. Quanto alla riforma del Csm, che prevede tra l’altro, la partecipazione degli avvocati nei consigli giudiziari dei magistrati, “lo proposi io stesso – afferma Di Lello – nel 2008 quando si discuteva il nuovo ordinamentoo ma gia’ allora l’Anm fece quadrato contro”.

Rispondi