È morta a Roma Liliana Ferraro, magistrato che collaborò con Falcone

ANSA – Roma 24 febbraio

È morta a Roma, dopo una breve malattia, Liliana Ferraro, 78 anni, magistrato che collaborò con Giovanni Falcone al ministero della Giustizia e, dopo la strage di Capaci, ne prese il posto alla Direzione degli Affari penali. Per anni in Via Arenula si è occupata dei rapporti tra il ministero e i magistrati. Ferraro conobbe Falcone negli anni ’80 e si occupò, tra l’altro, della realizzazione dell’aula bunker in cui venne celebrato il primo maxiprocesso alla mafia. È stata anche assessore alla Sicurezza a Roma nella giunta Veltroni.

Il cordoglio di Maria Falcone
“Apprendo con grandissimo dispiacere della scomparsa di Liliana Ferraro, amica e preziosa collaboratrice di Giovanni al Ministero della Giustizia. Donna di grande intelligenza e capacita’ ha contribuito alla nascita della Fondazione intitolata a mio fratello. Grazie al suo impegno venne costruita in soli sei mesi l’aula bunker in cui fu celebrato il maxiprocesso alla mafia. Fu cosi’ possibile realizzare quel che Giovanni riteneva essenziale: e cioe’ che proprio a Palermo, dove la mafia mostrava il suo volto piu’ feroce, si tenesse il dibattimento che per la prima volta aveva portato alla sbarra centinaia di boss, gregari e uomini d’onore di Cosa nostra”. Lo ha detto Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia il 23 maggio del 1992 e presidente della Fondazione Falcone, commentando la notizia della morte di Liliana Ferraro. “Voglio esprimere il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia. – ha concluso – A Liliana voglio dire ‘grazie'”.

Cartabia “Cordoglio morte magistrata
La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, esprime cordoglio per la morte di Liliana Ferraro, magistrata che presto’ servizio anche al ministero della Giustizia quale vice di Giovanni Falcone, come direttore generale Affari Penali, e poi lei stessa alla guida dell’Ufficio dopo la strage di Capaci. “Interpreto’ a pieno il ruolo di servizio del ministero della Giustizia nei confronti degli uffici giudiziari, che si concretizzo’ anche nella costruzione dell’aula bunker di Palermo, perche’ si potesse celebrare li’ il maxiprocesso – dichiara Cartabia -. In quel momento e secondo questo spirito, Liliana Ferraro non si sottrasse a nessun compito, anche i piu’ oscuri. L’allora Guardasigilli, Mino Martinazzoli, ricordo’ che non esito’ neanche ad andare ogni giorno a comprare il cibo per Tommaso Buscetta, nel timore di un avvelenamento durante la sua deposizione in aula. Ferraro – conclude – incarno’ alti ideali e concretezza delle azioni, necessari allora come oggi nel contrasto ad ogni mafia e ad ogni malaffare”.

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