Referendum, Letta: “No a quesiti sulla riforma cautelare e sulla Severino: per gli altri c’è il Parlamento”

Il Fatto Quotidiano – Roma 22 febbraio 2022

Il segretario dem ha spiegato di ritenere che “le riforme più importanti sono quelle che sono in Parlamento sia quelle approvate già sia quelle ancora in discussione”. Sull’alleanza con il Movimento: “Si tratta di un rapporto politico fondamentale che dura e durerà”. Quindi il richiamo alla “responsabilità” delle forze di governo: “Noi chiediamo serietà. È l’unico modo per cui questo lavoro comune vada vanti con efficacia”. Due no “netti”, mentre per gli altri tre “le risposte arriveranno” dal Parlamento. Enrico Letta schiera il Partito Democratico sui cinque quesiti referendari sulla giustizia ammessi dalla Corte Costituzionale. Il segretario dem ha spiegato di ritenere che “le riforme più importanti sono quelle che sono in Parlamento sia quelle approvate già sia quelle ancora in discussione”.  Quindi, è stato il suo ragionamento, dei 5 referendum proposti da Lega e Radicali “tre hanno materie che stanno dentro la discussione parlamentare e noi pensiamo che le risposte arriveranno là, sugli altri due quesiti non riesco a non esprimere la netta contrarietà sia sulla custodia cautelare sia sulla Severino”. E ha puntualizzato: “Si possono fare miglioramenti ma non stravolgendo tutto”. La Corte costituzionale, bocciando quello sulla responsabilità diretta dei magistrati, ha invece giudicato ammissibili il quesito che abroga la legge Severino sui condannati in Parlamento, quello che abolisce la raccolta delle firme per presentare la candidatura al Csm, quello per la separazione delle funzioni dei magistrati, quello sui limiti all’applicazione delle misure cautelari e quello sul diritto di voto degli avvocati nei consigli giudiziari. Nel corso del suo intervento in direzione, Letta – che in giornata ha avuto un colloquio telefonico con il presidente del M5s Giuseppe Conte – ha sostanzialmente confermato la schiarita: “Il lavoro portato avanti coi nostri alleati e in particolare coi 5S nel governo Conte 2 continua col governo Draghi e continuerà anche dopo. Questo tipo di cemento, sviluppato nelle prove dure della pandemia, è il cemento più importante di tutti”, ha detto. “Si tratta di un rapporto politico fondamentale che dura e durerà”. Il segretario del Pd ha anche definito il salario minimo, uno dei temi cari al Movimento, come una “priorità del nostro futuro”, un argomento “fondamentale con cui parliamo ai lavoratori e alle imprese”. Tra i temi cari ai dem ha invece ricordato il ddl Zan e la legge di Cittadinanza “che per noi è fondamentale”, hachiarito.“Non demordiamo, noi tenteremo. Ma in questa legislatura non sarà semplice, perché non siamo maggioranza. Ma nella prossima e alle elezioni, parleremo dei temi che hanno a che fare con due grandi priorità”, ha chiarito parlano quindi delle due leggi care ai dem. Nel corso della relazione, Letta ha anche sottolineato come il Pd continuerà ad avere un “atteggiamento di serietà” per laresponsabilità” presa nei confronti di italiani e presidente della Repubblica. Un chiaro richiamo dopo le turbolenze della scorsa settimana e il richiamo alle forze di maggioranza da parte di Mario Draghi. “Chiediamo a tutti di essere altrettanto seri e responsabili – ha detto con un chiaro riferimento al Carroccio – A me ha colpito che stamani la Lega abbia di nuovo votato emendamenti dei provvedimenti che erano in corso di discussione fuori da una logica di maggioranza e contro i pareri del governo. Noi chiediamo serietà. È l’unico modo per cui questo lavoro comune vada avanti con efficacia”. E ha quindi elencato, dalla delega fiscale alla legge sulla concorrenza fino agli appalti le “condizioni” per ottenere i soldi del Pnrr: “Nessuno può immaginarsi che i soldi tardino per colpa del Parlamento o delle istituzioni”, ha sottolineato parlando di “priorità importanti, che sono legate alle condizioni del Pnrr”, di “partite essenziali” per il rilancio dell’economia. “Non possiamo sbagliare nulla sul tema dell’attuazione del Pnrr”, ha concluso il leader del Pd.


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