Vittorio Feltri contro la magistratura: “Lobby, massoneria, servizi segreti ed esercito. Il buco nero della democrazia”

di Libero – la redazione

Quello che esce in libreria non è un saggio, non c’è nulla che somigli in esso alla saggezza. Ci consegna infatti, con limpidezza di scrittura e ferrea logica, la documentazione della nostra follia, perché è pura demenza l’accettazione passiva da parte del nostro povero popolo della cupola di piombo, irrevocabilmente tinta di rosso, che lo schiaccia. Il volume in questione è Lobby & Logge (Rizzoli, pagine 256, 19,00), firmato da Alessandro Sallusti e Luca Palamara. A chiarirne il contenuto provvede il sottotitolo Le cupole occulte che controllano “Il Sistema” e divorano l’Italia con cui si avverte il lettore che trattasi del sequel – come si dice delle saghe cinematografiche, tipo Guerre Stellari – della loro opera cardine, che però non è riuscita a scardinare un bel niente. Non certo per colpa loro: più deflagrante di così non potevano essere quelle rivelazioni il cui successo fu clamoroso.

Il Sistema vendette 300mila copie, l’hanno centellinato tutti, potenti e impotenti, ma – come capita ai libri a causa del materiale di cui sono fatti – è stata una bomba -carta. Digerita. Certo con qualche sussulto, con qualche limatina qua e là, ma l’apparato enorme dell’(in)Giustizia che strozza l’Italia, è rimasto intatto. E l’invito che Sergio Mattarella ha rivolto al Parlamento il 3 febbraio, che esplodeva in applausi, per ripulire sul serio quel cancro, è – sono pronto a scommetterci – destinato al repertorio dei discorsi famosi & fumosi. La politica non ha fatto nulla per rimediare alle storture infami raccontate in quel libro uscito giusto un anno fa. (Anche se – lo riconosco volentieri – Marta Cartabia ha provato e ci sta provando: auguri, sei giovane magari, tra vent’ anni quando sarai vicina alla mia età, ce la farai, se non ti avranno fatta fuori come capita a chi avversa la baracca regnante). La stampa e le televisioni non hanno dato alcuna eco alle denunce di quel bestseller. Ma – diciamolo – c’è una responsabilità da parte delle masse e dei singoli individui, i quali non paiono avere alcuna intenzione di levarsi di dosso questa oppressione tanto si sono assuefatti. L’unica speranza per liberarci da questa ragnatela che ci tiene prigionieri come mosche è che i ragni che la tessono e l’amministrano alla fine si sbranino tra loro. Ma non ci conterei. Finora hanno dimostrato una capacità di selezionare gli aracnidi destinati a comandare e a liquidare quelli fiacchi, che ha qualcosa di faustiano, una specie di patto con il diavolo. In cambio della perennità del loro sistema devono avergli consegnato l’anima.

RACCONTO INQUIETANTE
Sallusti e Palamara però insistono. Se possibile questo loro volume è più terribile e inquietante del precedente. È un horror. I crimini per deviare la politica dal corso voluto dalla sovranità popolare sono raccontati meticolosamente. Ad esempio, si narra con particolari da far accapponar la pelle, come furono fatti fuori coscientemente e per decisione del conglomerato dei “pupari”, prima Berlusconi e poi Renzi, con uso dei servizi segreti, tanto per non farci mancare nulla. Si individuano persino gli autori dello scempio. Follia pura. Non parlo di quella fifona e acquiescente del popolo e dei suoi rappresentanti, ma di quella elogiata da Erasmo da Rotterdam, e che anima i due temerari autori. Provano a lanciare un nuovo messaggio, sperando che questo non resti disperso nell’oceano dell’indifferenza. Noi, qui a Libero, no di certo. E non solo per la banale ragione che il testo è firmato dal direttore responsabile, ma perché siamo fatti così. Non ci va che libertà e giustizia siano soffocate.

Il duo di successo (peccato non sia stato invitato a Sanremo al posto di Roberto Saviano) dunque insiste. E fa un esame su quel che è accaduto dopo la loro pubblicazione. È la controprova dell’esistenza del Sistema. Ed esso, e qui sta la novità, non è solo costituito dall’ordine giudiziario con la stampa e la politica in posizione subordinata. C’è un intreccio più vasto e nella sua opacità e capacità mimetica, difficilmente contornabile. Ci sono di mezzo le lobby più impensabili e le massonerie deviate o no che siano, e che non c’è bisogno siano iscritte a qualche famiglia con il timbro dell’ufficialità. Sono l’establishment che attraversa i salotti della finanza, dell’editoria, del Csm, delle Curie, delle Forze armate e dei capi degli 007, dei ministeri, dei loro gabinetti bene infiltrati da sodali che si spartiscono prebende e privilegi.

I TENTACOLI  
Ho detto che questa piovra dai molti tentacoli e dalla testa multiforme ha venduto l’anima di ogni sua molecola che le dà corpo. E i rami secchi cadono a terra, senza protestare, chi ha avuto ha avuto, amen. Per fortuna però, c’è chi, dopo essere salito da enfant prodige in cima alla piramide, rotolando giù in attesa di vedersi mozzata la testa, ha recuperato la coscienza e – come Machiavelli secondo Manzoni – ha rivelato “di che lacrime grondi e di che sangue” Il Sistema e come si autoregoli, e muti forma per occupare la realtà, come lo Spirito secondo Hegel. Alludo, ovvio, al citato Luca Palamara, potentissimo capatàz della magistratura, leader dell’Associazione nazionale magistrati, sindacato unico delle toghe, infine eletto, quale esponente del partito dei pm, il più feroce che esista, nel Consiglio superiore della magistratura. Fu liquidato nel 2019 per aver osato provare a spostare l’asse della gigantesca cricca dominatrice da sinistra a destra. Ci stava misteriosamente riuscendo, ma è stato placcato e inforcato quando stava per far nominare un Procuratore di Roma, il posto più importante d’Italia insieme a quello di Milano, uno bravo, un candidato per una volta fuori dal gioco dei piaceri che si sono fatti e continuano a farsi tra di loro le correnti delle toghe di sinistra e quelle di consorterie presuntamente anti-mafia. Non un santarellino, il Palamara. Piuttosto un Buscetta. Come il famo-so don Masino, don Luca ha rivelato i meccanismi e le regole dell’organizzazione di appartenenza. Con una differenza sostanziale. Buscetta ha provocato un repulisti grazie a Giovanni Falcone. Palamara no. C’è in giro qualche magistrato con un barlume d’anima? Conviene leggere, e per una volta tirare le conseguenze ad ogni livello, di quanto qui è svelato. E che gli autori battezzano con una formula tremenda: «Il buco nero della democrazia» (pag.103).

Rispondi