Ermini: “Non temo i referendum sulla giustizia. Csm, il Parlamento trovi l’equilibrio”

di Conchita Sannino – La repubblica

Intervista al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura: La riforma va fatta in fretta o sarà un fallimento per tutti. Su custodia cautelare e incandidabilità deciderà il Paese, noi siamo sereni”

E adesso? La saldatura tra il via alla campagna referendaria e gli interessi della campagna elettorale farà saltare il processo delle riforme? “Mi auguro proprio di no, ma non vedo il pericolo”. David Ermini, il vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura, vuole stemperare la tensione di una lunga giornata. “Sarà il Parlamento ad affrontare quei temi per i quali la Corte costituzionale ha ammesso i referendum”, premette il numero due di Palazzo dei Marescialli.

Vicepresidente Ermini, ma il sì della Consulta ai 4 quesiti non rischia di essere un colpo di maglio sull’iter del rinnovo del Csm?
“Non credo. Da parte nostra, grande serenità di fronte ai referendum, un momento essenziale di coinvolgimento democratico dei cittadini”.

E adesso? La saldatura tra il via alla campagna referendaria e gli interessi della campagna elettorale farà saltare il processo delle riforme? “Mi auguro proprio di no, ma non vedo il pericolo”. David Ermini, il vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura, vuole stemperare la tensione di una lunga giornata. “Sarà il Parlamento ad affrontare quei temi per i quali la Corte costituzionale ha ammesso i referendum”, premette il numero due di Palazzo dei Marescialli.

Vicepresidente Ermini, ma il sì della Consulta ai 4 quesiti non rischia di essere un colpo di maglio sull’iter del rinnovo del Csm?
“Non credo. Da parte nostra, grande serenità di fronte ai referendum, un momento essenziale di coinvolgimento democratico dei cittadini”.

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Eppure, a parte il no al quesito sulla responsabilità civile delle toghe, questo pronunciamento ha prodotto in Consiglio un clima di sorpresa e amarezza. Un’altra sconfessione della magistratura?
“No, non è la prospettiva giusta. E comunque, a riforma già incardinata, il Parlamento nelle prossime settimane esaminerà i temi oggetto dei quesiti ammessi e credo che darà una risposta più sistematica e precisa di quella che può provenire dallo strumento referendario, ma cogliendone lo spirito”.

Sulla separazione delle funzioni: Csm e Anm si erano espressi contro. Se passasse il Sì, il magistrato potrà cambiare funzione una sola volta?
” La riforma Cartabia già li limita a due, ma nella pratica, i passaggi in carriera da pm a giudice o viceversa sono già poco frequenti”.

Anche l’eliminazione delle 25 firme per la candidatura al Csm è superata dalla riforma?
“Infatti, è un quesito, per così dire, già assorbito dal maxi emendamento del governo. Così come quello sul diritto di voto degli avvocati nei consigli giudiziari”.

Ci sono però due temi cruciali, che restano fuori dalla riforma del Csm. Lo stop alla custodia cautelare e la cancellazione della legge Severino. Non si rischia di “salvare” i potenti e deludere definitivamente una domanda di rigore e di giustizia dei cittadini?
“Saranno i cittadini a stabilirlo, accogliendo o bocciando il quesito. Mi concentro sulla custodia cautelare: direi che, più che altro, è un referendum che potrebbe condurre a risultati diversi da quelli che si dice di voler perseguire; si rischia di frustrare l’esigenza di impedire la reiterazione di reati anche molto gravi. E di non consentirne l’efficace repressione. Ho sempre pensato che alla custodia cautelare si debba ricorrere con estrema prudenza e fondate ragioni e mai possa tradursi in anticipazione della pena, ma il vero problema in realtà è la celerità dei processi”.

Sembrava che il Parlamento lavorasse finalmente sulle “riforme da portare a compimento con immediatezza” come richiesto dal Presidente Mattarella. A questo punto, si farà in tempo per l’elezione Csm?
“Bisogna assolutamente fare in tempo. Se non si riuscisse, sarebbe un fallimento per tutti. Il Consiglio dei ministri ha varato il testo all’unanimità, ora non c’è alcuna giustificata ragione per la quale la riforma, ferme restando eventuali modifiche che spettano solo al Parlamento, non debba arrivare in porto”.

Nodo sistema elettorale. Lega e Forza Italia insistono sul sorteggio.
“Il sorteggio è la delegittimazione. È “l’uno vale uno” che dopo aver fallito in politica si vuole imporre al Consiglio superiore. In ogni caso, il Csm si esprimerà, col suo parere, anche su questo aspetto. Ma più in generale credo che la magistratura possa riscattarsi se smette di guardare al suo interno. Resti indipendente e autonoma quando giudica, ma non può essere indifferente al giudizio dei cittadini. Non è un problema di consenso, ma di credibilità e fiducia”.

Il Pd chiede l’Alta Corte per giudicare i magistrati, l’Anm non gradisce. Lei?
“Idea interessante. Un’Alta Corte che giudicasse tutti i magistrati e decidesse sui provvedimenti del Csm avrebbe due vantaggi: servirebbe a uniformare i procedimenti e riporterebbe su un binario fisiologico il controllo delle delibere consiliari scongiurando virtuali contrasti con la magistratura amministrativa”.

Ha guidato un Csm colpito dagli scandali: caso Palamara, i 5 membri dimissionari, dossieraggi, il corvo, i veleni di Milano. Fino allo scontro col Consiglio di Stato.
“Momenti duri. Ma, anche nei momenti di maggior solitudine, il sostegno vero e il conforto sono arrivati dal Presidente Mattarella, nobile esempio di uomo delle Istituzioni e servitore dello Stato. Per il resto, la magistratura è un mondo complesso: come in tutte le realtà, c’è chi si sacrifica e ha un altissimo senso istituzionale e chi molto meno…”.

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