Riforma del Csm, Ingroia: «Il sorteggio è l’unica strada per battere il sistema Palamara»

Di Edoardo Sirignano – Spraynews

Antonio Ingroia, prima allievo di Borsellino e oggi avvocato di successo, in un’intervista a Spraynews, sottolinea come la riforma voluta dalla ministra Cartabia non basta per sconfiggere il correntismo denunciato da Palamara. L’unica strada per farlo era il sorteggio univoco. Priorità sulla giustizia, per il legale, comunque, sono i tempi dei processi, ancora troppo lunghi. Su Tangentopoli, l’ex magistrato, invece, rivela come la soluzione giudiziaria alla corruzione abbia fallito e la questione morale tutt’oggi è un problema da risolvere.

Cosa ne pensa della riforma voluta da Cartabia. E’ sufficiente o ancora monca?
«E’ una riforma a metà, forse ancora meno. Ci sono delle cose buone e condivisibili. Non stiamo parlando, però, di una riforma della giustizia, ma piuttosto di un qualcosa che va a cambiare la magistratura. Non ha niente a che vedere con ciò di cui i cittadini hanno bisogno».

Di cosa c’è bisogno?
«Risolvere il problema cruciale dei tempi della giustizia. Non ritengo che le persone oggi siano molto appassionate delle cosiddette porte girevoli, dei casi di magistrati in politica. Sono temi su cui ciascuno esprime la propria opinione, ma la priorità assoluta è un intervento rispetto alle lungaggini dei processi. In un processo penale, sia l’imputato che il cittadino danneggiato, ha bisogno di avere sentenze in tempi ragionevoli. L’Italia in tal senso è ultima in Europa».

Un esempio è il caso Pittelli…
«Non è l’unico. Posso fare un elenco di casi. Il problema dei tempi non bisogna dimenticare che tocca anche la giustizia civile, spicciola o questioni a cui sono interessate gli operatori economici. Processi con tempi così lunghi non aiutano lo sviluppo e la ripresa. Su tutto ciò si è fatto poco o nulla».

Su cosa, invece, si è intervenuti?
«C’è stato un passo in avanti sulle porte girevoli. C’è da dire, però, che oggi sono due o tre i magistrati parlamentari. Non sono tanti come qualche anno fa. In tal senso, è giusto, comunque, che chi sceglie di impegnarsi in politica non possa tornare indietro, ragione per la quale dopo la mia candidatura faccio l’avvocato e non più il magistrato».

E’ stato risolto, invece, il tema delle correnti, a più riprese, denunciato da Palamara?
«Non c’è stato un intervento coraggioso e radicale. Questa nuova riforma della legge elettorale, rispetto allo scandalo del correntismo giudiziario e delle manovre sulle carriere, soprattutto tenendo conto di quanto raccontato da Palamara, non cambia nulla. Le correnti continueranno a fare il bello e il cattivo tempo. Ci saranno addirittura nuovi apparentamenti da una parte e dall’altra».

Quale la soluzione?
«In passato ero contrario alle soluzioni radicali perché credevo che la magistratura si potesse autoriformare. Oggi, invece, siamo arrivati a un livello tale che occorrono azioni forti. Sono, pertanto, favorevole al sorteggio integrale. Ci possono essere determinati requisiti, magari l’età o l’esperienza acquisita, ma non vedo altre strade».

In questi giorni torna di attualità Tangentopoli. Il sorteggio, anche in quegli anni, avrebbe evitato una serie di criticità?
«Nessuno lo sa. Il Csm, oggi, è in condizioni peggiori rispetto a Tangentopoli. In quegli anni erano altre le urgenze. Adesso la questione delle questioni è quella delle carriere, che non devono essere più governate dalle correnti e dai loro capibastone, in contatto con alcuni politici».

Rispetto a quel periodo, ha rivisto un po’ la sua posizione?
«In quegli anni, sia a destra che a sinistra, si è ubriacati che ci fosse una soluzione giudiziaria alla corruzione. La questione morale, però, non si può risolvere così, tant’è vero che tutt’oggi il problema è all’ordine del giorno».

Un argomento di attualità è la bocciatura del referendum dell’eutanasia. Si trova d’accordo con la scelta della Corte?
«Non conosco la motivazione specifica per cui è stato respinto. Non tutti i referendum proposti da Lega e Radicali ho approvato, anzi ero contrario alla maggior parte di loro. Rispetto a quest’ultimo, però, sono sempre stato favorevole perché convinto che potesse rappresentare un cambiamento vero».

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