Caso Palamara, proposta al Senato una commissione di inchiesta: il fronte antigiudici ci riprova

di Conchita Sannino – La Repubblica

La conferma arriva dal calendario dei lavori di Palazzo Madama dove è stata incardinata la pdl per l’istituzione dell’organismo che dovrebbe indagare sui rapporti tra correnti interne alla magistratura e politica

Il fronte antigiudici ci riprova. “Palamara racconta dinamiche e storture che attraversano buona parte della magistratura, a vari livelli. Esaminare quello che è avvenuto in questi anni può aiutarci a evitare che avvenga ancora”. Così, con un mantra in fondo scontato, ritorna il progetto di istituire la cosiddetta commissione d’inchiesta “Palamara” a Palazzo Madama: e quello che era uscito dalla porta (della Camera) rientra dalla finestra (del Senato). Stavolta in dimensione ridotta: monocamerale.

La conferma arriva nero su bianco da un calendario dei lavori. L’ufficio di presidenza della Commissione Giustizia del Senato, guidato dal leghista Andrea Ostellari, dove siedono il vice Alberto Balboni di Fratelli d’Italia, e i segretari Monica Cirinnà del Pd e Michele Giarrusso del Misto (espulso già dall’aprile del 2020 dal M5s), ha approvato la proposta di inserire – nell’agenda della prossima settimana – la proposta di legge per l’istituzione della “Commissione d’inchiesta” sui rapporti tra correnti interne alla magistratura e politica, relativi alle condotte di cui è testimone e reo-confesso l’ex sostituto procuratore di piazzale Clodio, Luca Palamara. Una mossa che rischia di ostacolare il percorso della riforma del Csm, che sembra marciare a grandi falcate verso un’approvazione entro la fine della primavera? Un blitz della politica o un puntuale marketing editoriale? Non è un dubbio infondato, per alcuni: l’iniziativa cade proprio nei giorni in cui è uscito in libreria un altro volume di “confidenze”, “Lobby e logge”, scritto sempre a quattro mani con Alessandro Sallusti dall’ex leader dell’Associazione nazionale magistrati, nonché ex membro del Consiglio Superiore, e già pm alla Procura di Roma, Palamara. Che è oggi sotto processo a Perugia per corruzione in atti giudiziari e già nell’ottobre del 2020 è stato radiato dalla magistratura, con provvedimento del Csm confermato in Cassazione.

Il caso Palamara

Tutto era nato proprio dall’inchiesta che aveva travolto l’allora leader dell’Anm, finito sotto intercettazione con tutta la sua ramificata rete di contatti e scambi con le correnti della magistratura.  È il 2019 quando esplode lo scandalo delle 200 chat che fanno tremare le toghe italiane: il trojan installato nel cellulare dell’ex sostituto aveva tra l’altro registrato, nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 2019,  quell’incontro all’hotel Champagne cui partecipano, intorno a Palamara, il giudice e deputato (ex Pd, oggi Iv) Cosimo Ferri, il renzianissimo ex ministro Luca Lotti e 5 magistrati dell’allora Consiglio Superiore per discutere di pacchetti di nomine, e la successione dell’allora procuratore della capitale, Giuseppe Pignatone. È una cena che diventa l’evento spartiacque non solo per quel Csm (i cinque consiglieri sono stati costretti a dimettersi, e poi condannati alla sospensione ), ma anche per l’immagine della giustizia italiana. Ecco perché comincia a farsi largo la richiesta di una commissione d’inchiesta.

Volontà che si concretizza già poco dopo l’avvio del governo Draghi. A spingere non sono soltanto i “falchi” dei gruppi parlamentari di Salvini e Forza Italia, ma anche Carlo Calenda e Matteo Renzi, il leader di Iv che proprio in queste ore è al centro dello scontro aperto con l’Anm, dopo la richiesta di rinvio a giudizio a suo carico per la vicenda Open e l’attacco (oltre alla denuncia penale) sferrati contro i suoi accusatori, il procuratore di Firenze Creazzo, l’aggiunto Turco e il pm Nastasi.

Il primo tentativo naufragato

Nel maggio 2021, tuttavia, la prima seduta in Commissioni Affari e Giustizia della Camera, svela subito le spaccature nella maggioranza. Di fronte alla proposta di istituire la Commissione parlamentare d’inchiesta su magistratura e caso Palamara, i presidenti delle due Commissioni nominano come relatori del disegno di legge due esponenti di quel centrosinistra che già ha fatto sapere di non concordare con tale linea: si tratta del professore Stefano Ceccanti del Pd e dell’avvocato Federico Conte di Leu, che – per l’opposizione di Lega, Fi e Fdi che contestano quelle nomine – non riescono nemmeno a portare avanti la relazione introduttiva. “È solo un espediente per affossare tutto. Non si è mai visto che si scelgano relatori dei partiti che osteggiano quel progetto di legge”. Un dibattito durato 30 minuti, poi l’idea era rimasta in alto mare.

Ed è il motivo per cui, alla luce delle nuove rivelazioni di Palamara nel suo libro e in alcuni talk televisivi, il fronte dei “falchi” ha deciso di riprovarci. Determinatissimo anche il presidente della Commissione, il senatore leghista Ostellari, nel cui ufficio di presidenza i numeri giocano a suo favore, con i rappresentanti dei gruppi Pietro Grasso di Leu, Franco Mirabelli del Pd, Felicia Guaudiano di M5S, e Giacomo Caliendo di Fi, Giuseppe Cucca di Iv, Alberto Balboni di Fdi, Simone Pillon della Lega e Juliane Unterberg delle Autonomie. 

La commissione sarebbe monocamerale e ovviamente non escluderebbe l’audizione dello stesso Palamara. Tutto avviene proprio mentre dovrebbe passare, oggi, in Consiglio dei ministri, la bozza del testo Cartabia sulla riforma del Csm: il testo, che dopo il via libera di oggi in Cdm dovrebbe poi approdare mercoledì 16 in Commissione Giustizia alla Camera, punta soprattutto sul nuovo sistema elettorale (per arginare il condizionamento delle correnti) e sullo stop definitivo alle cosiddette porte girevoli delle toghe (per inibire il passaggio dalle funzioni di pm o giudici al ruolo di politici, e ritorno). Un cammino che dovrà superare, in tempi strettissimi, non pochi ostacoli affinché, come ha esortato il Presidente Mattarella nel giorno del suo insediamento, “le riforme annunciare giungano con immediatezza a compimento”.  

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