Palamara “Le ‘porte girevoli’ il grande problema del rapporto magistratura-politica”

di ITALPRESS Roma 10 Febbraio

“Mi aspetto solo che il tema della giustizia venga affrontato nell’interesse di tutti”. È l’auspicio di Luca Palamara che, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’Agenzia Italpress, ha affrontato assieme ad Alessandro Sallusti il tema della giustizia in Italia. Dopo “Il sistema”, Palamara e Sallusti sono tornati in libreria con “Lobby & logge”, edito da Rizzoli. “E’ un titolo – ha spiegato l’ex magistrato – che vuole in qualche modo raccontare quel mondo che non si vede, al fine di comprendere se esiste veramente, non esiste o esiste a metà”. Per Palamara “c’è la volontà in qualche modo di continuare sul percorso di informazione, soprattutto con una premessa di fondo che, per quanto mi riguarda – ha affermato -, è una sorta di dovere di chiarezza che ritengo sia fondamentale in questo momento della vita democratica del Paese”.

“La magistratura – ha spiegato – non è un mondo che vive separato su un altro pianeta. Chi fa il magistrato è un cittadino dello Stato italiano, che vede e ascolta come funziona. All’interno della magistratura esistono le correnti che riflettono le divisioni esistenti nel mondo politico”. Per Palamara nella magistratura “esiste dagli anni ‘60 una componente più ideologizzata rispetto alla quale è difficile trovare il punto di confine. C’è una componente che ha delle idee e dagli anni ‘60 le porta all’interno della magistratura. Da una parte c’è chi dice che questo non incide sull’imparzialità dell’esercizio della giurisdizione, altri invece dubitano di questo. Il problema c’è”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso d’insediamento dopo la rielezione ha toccato il tema della giustizia. “Quando parla il presidente della Repubblica – ha detto Palamara – bisogna per definizione prestare ossequio e rispetto a quelle parole. Sono un monito molto importante nei confronti della magistratura ma anche nei confronti del mondo della politica per fare quelle riforme che negli anni sono sempre mancate”.

Sul tema dei magistrati in politica, Palamara ha risposto ad Alessandro Sallusti che ha ricordato la proposta di chi vorrebbe impedire il ritorno in magistratura per chi viene eletto ma non per chi viene nominato. Quello delle cosiddette ‘porte girevoli’ “è uno dei grandi temi, se non il grande tema – ha detto l’ex magistrato – sul quale anche l’avvocatura spesso ha fatto una grande battaglia: come e perché si diventa capo di gabinetto, capo di un ufficio legislativo o si viene nominato segretario del Csm. Si diventa capo di gabinetto – ha continuato Palamara – perché chiaramente si instaura un rapporto fiduciario tra una determinata parte politica e una determinata parte della magistratura, che a sua volta ritiene che un nome possa essere più spendibile di un altro. Si crea una sorta di collegamento fondamentale tra il mondo della politica e quello della magistratura. Se chi fa le leggi, penso al capo dell’ufficio legislativo – ha aggiunto -, viene cooptato dal ministro di turno, è chiaro che c’è un collegamento forte. Se si pone il problema del ritorno, come si fa a non porre il problema in questo caso?”.

Si discute ancora della morte di David Rossi, ex capo della comunicazione di Mps. “Ci sono situazioni – ha evidenziato Palamara – in cui il sistema si blocca. È come se si bloccasse e decidesse di non andare avanti, meglio non andare ad aprire quel cassetto, al netto delle vicende e degli sviluppi dell’indagine giudiziaria. Oggi sono in corso gli ulteriori accertamenti e vediamo come andranno”. Una riflessione anche sul caso Morisi. “In quell’occasione – ha detto Palamara – il tema non era comprendere se fosse stata la procura o un magistrato ad essere autore della fuga delle notizie ma capire chi e perché aveva deciso di mettere in giro la notizia in quel momento”.

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