La costumista, il manager e la cocaina: la storia della modella ungherese scambiata per trafficante

Andrea Barsanti per RomaToday, 8 Febbraio 2022

Greta Gila, modella 22enne, nel marzo del 2019 viene arrestata in un albergo di Fiumicino: il suo avvocato ci ha raccontato che cosa è successo

Detenuta in carcere per più di due mesi con l’accusa di essere una narcotrafficante, quando si è trovata soltanto al posto sbagliato nel momento sbagliato. È la storia di Greta Gila, modella ungherese oggi 24enne, che ha chiesto adesso un risarcimento di 100mila euro per ingiusta detenzione.

Il viaggio a Tokyo, lo scalo a Roma e l’incontro con manager e costumista
Tutto inizia nel marzo del 2019, quando Greta, 21 anni e agli albori della sua carriera di modella, ottiene un ingaggio per un servizio fotografico a Tokyo. Eletta miss Turismo Ungheria nel 2017, candidata a miss Ungheria nel 2018 ed ex concorrente di miss Universo, aveva accettato un compenso di 1.500 euro oltre alle spese del viaggio per il lavoro.

Il 22 marzo Gila parte da Londra direzione Tokyo, con uno scalo a Roma intermedio stabilito all’ultimo minuto. Arrivata a Fiumicino va in albergo e si prepara per incontrare a cena un manager della sua agenzia e la costumista del servizio fotografico per discutere dei dettagli del lavoro che la aspetta il giorno successivo. Sin qui tutto regolare, uno spaccato frequente nella vita di giovani modelle spesso in giro per il mondo e divise tra un set e l’altro.

Ciò che Greta non sapeva, ai tempi, era che la costumista, arrivata nel pomeriggio dal Brasile, era stata arrestata in aeroporto a Fiumicino con 11 chili di cocaina nel bagaglio. E che la guardia di finanza aveva orchestrato con lei una “consegna guidata”, con l’obiettivo di incastrare chi avrebbe dovuto ricevere la droga: “La costumista sarebbe stata rilasciata per un breve periodo per consegnare la droga come da accordi precedenti, e a quel punto la finanza sarebbe entrata in azione – spiega l’avvocato Massimiliano Scaringella, che ha difeso la giovane modella – Solo che al suo arrivo in albergo non ha trovato il manager, ma Greta, che nel frattempo era salita in camera ad aspettarla e l’aveva avvisata”.

Il blitz della Finanza e l’arresto di Greta
Pochi istanti dopo che Greta ha aperto la porta della camera alla costumista all’interno si sono precipitati i finanzieri, che nel caos generale l’hanno arrestata. Convinti che fosse lei la destinataria della cocaina, e che quei 1.500 pagati in anticipo per il servizio fotografico fossero in realtà il prezzo della droga o della prestazione per riceverla dalla costumista.

“La situazione era ancora più complicata alla luce del fatto che Greta non parla italiano e non capiva cosa stesse accadendo, non capiva per quale motivo la stessero arrestando e che cosa avesse fatto – prosegue Scaringella – Sapeva solo che doveva incontrare una costumista per la prova abiti del servizio fotografico, e che il manager durante la cena l’aveva lasciata al tavolo invitandola a salire in camera ad aspettare, millantando un impegno”.

Greta finisce in carcere, e ci resta per 74 giorni. Nel frattempo i genitori si attivano, cercando un avvocato ungherese con contatti in Italia in grado di rintracciare un collega su Roma che parlasse ungherese. Ed è qui che entra in gioco Scaringella: “Siamo riusciti a dimostrare che Greta non sapeva neppure chi fosse questa costumista, e che era del tutto estranea alla vicenda – spiega a RomaToday – Per i finanzieri la cifra pattuita per il servizio fotografico era troppo alta, quando per il mondo della moda si tratta in realtà di una cifra bassa, ma Greta era alle prime armi, stava iniziando la carriera e aveva accettato”.

Archiaviata la carriera di modella, chiesto un risarcimento di 100mila euro
Carriera che alla fine è naufragata. Gila è tornata in Ungheria a dicembre 2019, dopo il periodo di carcerazione e altri sette mesi in cui è rimasta a Roma in un appartamento in affitto perché obbligata a presentarsi alla polizia giudiziaria. Per mantenersi è stata aiutata dai genitori, poi si è trovata un lavoro: una volta rientrata in patria ha accantonato l’aspirazione di diventare modella, traumatizzata dall’esperienza e impossibilitata a riprendere a viaggiare come richiederebbe un mestiere di questo genere.

“Greta non se la sente più di viaggiare – conferma Scaringella – ha rinunciato a fare quello che voleva fare, ogni volta che prende un aereo ha un trauma, non si fida più delle persone. Per questi motivi ho chiesto un provocatorio risarcimento da 100mila euro. In Italia il risarcimento per l’ingiusta detenzione viene calcolato sulla base di tabelle standard, circa 270 euro al giorno, e il computo è decisamente inferiore rispetto alla reale portata dei danni subiti da questa ragazza. Inoltre viene da pensare a chi non ha la possibilità di difendersi: noi siamo riusciti a dimostrare la totale estraneità di Greta ai datti, tanto che la procura di Civitavecchia ha chiesto l’archiviazione, ma chi non ha questa possibilità?”.

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