Roma, imprenditore condannato per omicidio poi assolto: «Lavoravo per i vip, ora faccio il muratore»

di Giuseppe Scarpa – Il Messaggero 28 gennaio 2022

Era un imprenditore affermato. Adesso per vivere fa il muratore. Il carcere e l’accusa di essere il mandante di un omicidio hanno disintegrato la sua vita. Per tre anni ha portato sulle spalle l’infamante imputazione. L’assoluzione, del 19 giugno 2018, non è bastata a lavare via ogni sospetto. E nemmeno lo Stato, che lo ha ingiustamente arrestato, adesso vuole fare i conti con un errore giudiziario che ha fatto precipitare una famiglia nel dissesto. I giudici hanno condannato il ministero dell’Economia a versare sul conto corrente di Massimiliano Prosperi, 53 anni, poco meno di 40mila euro. Un risarcimento per quei giorni trascorsi in cella. Ma il ministero, nonostante una sentenza definitiva datata 9 marzo 2021, tarda a pagare, accusano Prosperi e il suo avvocato, Alì Abukar Hayo: «Questa è l’ennesima ingiustizia».


La vita dell’uomo e della sua famiglia, però, è in mille pezzi. Il clima, attorno a lui, è irrespirabile. Il 53enne, a capo di una piccola azienda che si occupa di garantire la sicurezza delle più esclusive boutique della Capitale, è marchiato. Anche se innocente viene guardato con sospetto. Nessuno vuole avere a che fare con lui. Prosperi riprova a mettere su l’impresa, ma non ci riesce. Troppi i pregiudizi. Alla fine, deve rinunciare al suo sogno. Per poter sopravvivere deve fare il muratore. Nel frattempo, chiede un risarcimento per tutti i giorni trascorsi in carcere. Il tre marzo del 2021 la quarta sezione penale della corte d’Appello di Roma stabilisce la somma: poco meno di 40mila euro.

Il suo avvocato chiede che il pagamento venga liquidato, ma da via XX Settembre, sostiene il legale, non arriva nessuna risposta. «Il mio assistito – spiega l’avvocato Alì Abukar Hayo – chiede aiuto per porre fine alla sua disperazione dovuta al fatto che lo Stato l’ha punito ingiustamente due volte. Prima arrestandolo preventivamente per 6 mesi, poi condannandolo ingiustamente a 30 anni di reclusione. E, per giunta, oggi, il ministero dell’Economia e delle Finanze non esegue la decisione della Corte di Appello di Roma, che ha liquidato, in favore di Prosperi, la somma di 40.000 euro a titolo di equo indennizzo per ingiusta detenzione in data 9 marzo 2021. Purtroppo siamo stati ignorati, nonostante i numerosi solleciti, ma non ci arrenderemo e, se costretti, pignoreremo la scrivania del ministro».

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