Intervista con Luca Palamara: «Racconto la magistratura dominata dalle correnti»

Nadia Cossu per La Nuova Sardegna, 10 Agosto 2021

Parla il protagonista dello scandalo che ha scosso il sistema giudiziario italiano. Radiato dal Csm: ho squarciato un velo di ipocrisia, porterò il mio caso in Europa


SASSARI. Luca Palamara, 52 anni, è il magistrato di origini calabresi finito al centro di uno scandalo giudiziario che ha scosso i vertici della magistratura italiana. Palamara è anche il primo ex consigliere del Consiglio superiore della magistratura ed ex presidente dell’Associazione magistrati a essere rimosso dall’ordine giudiziario. Alcuni giorni fa, infatti, le Sezioni unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso presentato contro la sentenza della sezione disciplinare del Csm che a ottobre dell’anno scorso aveva condannato Palamara alla sanzione più dura, ossia la radiazione dalla magistratura. Oggi diventata definitiva. L’accusa: Palamara (sul suo telefono era stato inoculato un “trojan” che aveva registrato telefonate e chat) avrebbe cercato di influenzare la nomina del procuratore di Roma per interessi personali screditando il procuratore aggiunto Paolo Ielo.

Lo scorso luglio l’ex presidente dell’Anm è stato rinviato a giudizio dal gup di Perugia con l’accusa di corruzione per i suoi rapporti con l’imprenditore Fabrizio Centofanti. Avrebbe in sintesi messo a disposizione la sua funzione giudiziaria in cambio di cene, viaggi e lavori di ristrutturazione. Nel capo di imputazione è scritto che Palamara avrebbe consentito a Centofanti di “partecipare a incontri pubblici e riservati cui presenziavano magistrati, consiglieri del Csm e altri personaggi pubblici con ruoli istituzionali nei quali si pianificavano nomine e incarichi direttivi”. Accuse sempre respinte con forza dall’ex magistrato.

Oggi Luca Palamara – che chiusa la porta della magistratura punta a entrare in Parlamento candidandosi con una propria lista alle prossime suppletive per la Camera – sbarca nell’isola e domani, ad Alghero, sarà impegnato nella presentazione del suo ultimo libro “Il Sistema”, scritto insieme al direttore di “Libero” Alessandro Sallusti (ed.Rizzoli).

Dottor Palamara, lei arriva in Sardegna in un momento particolarmente “movimentato” della sua vita: alcuni giorni fa la decisione delle sezioni unite della Cassazione sulla radiazione dalla magistratura e a distanza di 48 ore l’annuncio della sua candidatura alle suppletive per la Camera. Con quale stato d’animo ha accolto la notizia della rimozione dall’ordine giudiziario?

«Non è una cosa definitiva. Porterò all’attenzione dell’Europa la mia vicenda. Le sentenze si rispettano, ma questa sentenza non la condivido perché ritiene illecita la cena per il procuratore di Roma, mentre ritiene lecita la cena per il presidente del Csm Ermini, nonostante le persone a quei due tavoli fossero le stesse. È una ingiusta disparità di trattamento».

“Quando ho toccato il cielo, il Sistema ha deciso che dovevo andare all’inferno”. È scritta questa frase sulla quarta di copertina del suo ultimo libro “Il Sistema” (oltre 270 pagine nelle quali, rispondendo alle domande di Alessandro Sallusti, si ripercorrono vent’anni di magistratura in Italia). In quale momento, esattamente, lei ha toccato il cielo?

«È ovviamente una metafora per rappresentare che, quando per la prima volta per le più importanti cariche di primo presidente della Cassazione e di procuratore generale della Cassazione – che sono state da sempre appannaggio della sinistra giudiziaria – c’è stato lo spostamento verso il centrodestra nella magistratura, improvvisamente sono iniziati a sorgere i problemi che mi hanno riguardato».

E dopo che cosa è successo?

«La situazione è andata fuori controllo perché il trojan che doveva servire a scoprire la corruzione, in realtà ha fatto saltare la nomina del procuratore di Roma».

Quel “sistema” che avrebbe voluto – o vorrebbe ancora – aprirle le porte dell’inferno che cosa è precisamente?

«Per un dovere di verità e di chiarezza ho ritenuto di dover raccontare il funzionamento dei meccanismi interni alla magistratura, il ruolo delle correnti e gli accordi che precedono le nomine squarciando il velo di ipocrisia che aveva caratterizzato la vicenda che mi ha riguardato».

Lei ha anche detto: “Non voglio portarmi segreti nella tomba”. Molti li ha raccontati nel libro, ma qual è il “segreto” che meno degli altri vorrebbe che lo accompagnasse nell’aldilà?

«Sono certo di poter dire che voglio andare nell’aldilà il più tardi possibile e senza segreti».

Magistratura e correnti: secondo lei sono sempre esistite ma ritiene di essere finito nel mirino per aver scoperchiato cosa di preciso?

«Più che scoperchiato, ho voluto raccontare dei fatti per offrire a tutti una riflessione su come migliorare un sistema che inevitabilmente ha finito col penalizzare chi dal meccanismo correntizio rimaneva escluso».

Ha anche rivelato che “dietro ogni nomina c’è un patteggiamento che coinvolge le correnti della magistratura”. Cosa implica tutto questo? Anche in riferimento al lavoro quotidiano dei pubblici ministeri.

«Implica che necessariamente accanto al merito che indubbiamente deve essere riconosciuto a chi concorre per un posto direttivo, vi è la necessità di privilegiare l’appartenenza correntizia che nei fatti diventa il sistema dominante interno alla magistratura».

Cosa vuol dire diventare a 39 anni presidente del Anm (Associazione nazionale magistrati)? Come è cambiata la sua vita?

«Vuol dire assumersi una enorme responsabilità soprattutto considerando che in quegli anni il conflitto tra politica e magistratura era particolarmente esasperato».

Si considera permaloso in virtù delle sue origini calabresi. Lo ha confermato a Sallusti che le ricordava il giorno in cui, in diretta tv, il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga le diede del “faccia da tonno” e lei in seguito rifiutò gli intenti chiarificatori avanzati dallo stesso Cossiga. È davvero così?

«Con il senno di poi quelle osservazioni che faceva il Presidente Cossiga volevano in realtà essere uno stimolo di critica allo sconfinamento dell’attività giudiziaria sul terreno della politica. In quel momento però per rispetto decisi di non replicare al Presidente Cossiga sapendo che era solito eccedere nelle sue esternazioni».

Eppure ha raccontato che da quel giorno entrò con convinzione nella parte di paladino del “sistema”. Quindi Cossiga qualche merito lo ebbe?

«Nonostante formalmente difesi la magistratura che rappresento, di fatto le affermazioni di Cossiga furono per me una sferzata a riflettere sulle ragioni per cui la magistratura appariva agli occhi esterni eccessivamente politicizzata».

Nel libro spiega che per lei era stato assolutamente fisiologico ritenere che magistratura e politica dovessero interfacciarsi. La pensa così anche adesso che ha deciso di impegnarsi in politica in prima persona?

«Assolutamente sì! Non ho mai pensato che le Istituzioni dello Stato dovessero essere in contrapposizione tra di loro. La magistratura deve essere autonoma e indipendente ma è la stessa composizione del Csm ed il ruolo politico dell’Anm a dimostrare che ci sono dei momenti nei quali fisiologicamente magistratura e politica devono interfacciarsi, ognuno nel rispetto dei propri ambiti».

I suoi nemici sono tra i magistrati, tra i politici o in entrambi in campi? E hanno nome e cognome?

«Io so di aver risposto sempre alle esigenze altrui. Sarebbe stato meglio se anziché farlo raccontare a me il sistema fosse stato raccontato da chi ha tratto benefici».

Come convincerebbe quei cittadini diventati forse oggi più scettici a fidarsi ancora della magistratura?

«Li convincerei invitandoli a diventare parte attiva sul cambiamento di un Sistema che necessita di essere riformato e rispetto al quale i quesiti referendari possono rappresentare una nuova linfa per una magistratura credibile e autorevole e dare la possibilità a quei tanti magistrati che sono stati esclusi dal sistema di diventare protagonisti. È con questo spirito che mi candido al collegio uninominale di Roma Primavalle. Voglio metterci la faccia e tutta la mia esperienza e andare fino in fondo in questa battaglia per la verità e la giustizia».

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