Alberto Patruno: «I miei 10 anni di vergogna per colpa di un refuso nella sentenza»

di Chiara Marasca per il Corriere del Mezzogiorno, 4 Febbraio 2022
Assolto da un’accusa di falso e truffa, fu però condannato a risarcire il Comune di Napoli. Presenta ricorso, prima in Appello e poi in Cassazione e mentre attende, dopo 10 anni, emerge che la richiesta risarcimento era legata a «un mero errore materiale»

«Anche se lentamente, la verità ha trionfato ed io ho ritrovato fiducia nella magistratura, ma è stata davvero dura. Ma soprattutto, mi resta una domanda: chi mi cancellerà 10 anni di vergogna?». Alberto Patruno, una lunga militanza nei Verdi, già presidente della Seconda Municipalità di Napoli e attuale segretario nazionale di Asso.impre.dia (Associazione Nazionale Imprese di Difesa e Tutela Ambientale), ricostruisce la sua storia con il sollievo di chi vede finalmente la fine del tunnel ma con l’amarezza di averlo dovuto lentamente attraversare. «Capisce cosa significa vivere, cercare lavoro, relazionarmi con la famiglia, gli amici, con le nuove conoscenze, con un carico pendente per falso e truffa contro la Pubblica Amministrazione? Ancora arrossisco», racconta al Corriere del Mezzogiorno. «Nell’autunno del 2011», dice Patruno, «sono stato accusato di falso e truffa ai danni del Comune di Napoli e dello Stato italiano per la compravendita di una cappella funeraria di famiglia. Dopo sette anni arriva il rinvio a giudizio. In primo grado vengo assolto ma condannato a risarcire il Comune. Non so se gioire o essere triste: assolto e contestualmente condannato? Sì, per un semplice errore materiale».

L’errore materiale
Un refuso. Dal quale sono però dipesi dieci anni di «piccolo calvario». «La Corte di Appello di Napoli nel settembre scorso, a distanza di dieci anni dall’inizio di tutto», continua, «ha sciolto il dilemma comunicandomi che il pagamento di provvisionale in favore del medesimo Comune è dovuto a mero refuso, costituendo dunque mero errore materiale». Parole vissute come surreali da Patruno, che di fronte alla sentenza di assoluzione, stante la richiesta di risarcimento, aveva fatto ricorso in Appello. Ma il secondo grado di giudizio aveva confermato il risarcimento per le casse di Palazzo San Giacomo. «A quel punto ho presentato ricorso in Cassazione e nell’attesa dell’udienza mi è arrivata la lieta novella della Corte d’Appello, quella che imputava tutto ad un mero errore materiale. E ora dovrò anche presentarmi comunque in Cassazione per rinunciare al ricorso». Tempo e soldi persi. Ma questo è il meno, aggiunge Patruno: «Poca cosa rispetto alla perdita di reputazione. Capisce cosa significa vivere, cercare lavoro, relazionarmi con la famiglia, gli amici, con le nuove conoscenze, con un carico pendente per falso e truffa contro la Pubblica Amministrazione? Ancora arrossisco. Arrossisco da innocente che non deve un centesimo né al Comune di Napoli, né allo Stato italiano».

Rispondi